MANTOVA – Il Mantova torna al “Martelli” con l’urgenza di ritrovare punti e certezze dopo le due sconfitte consecutive in trasferta a Reggio Emilia e Catanzaro. Alla vigilia della sfida salvezza contro la Sampdoria, mister Francesco Modesto racconta il momento dei biancorossi.
«La Samp è in un periodo positivo di risultati e prestazioni importanti – sottolinea il tecnico – l’abbiamo vista e studiata, sappiamo che forza ha. Nonostante le assenze ha ricambi importanti, hanno fatto un mercato di gennaio molto significativo. Però noi dobbiamo pensare a noi stessi. Veniamo da due risultati negativi, giochiamo in casa e dobbiamo esprimerci al meglio. L’obiettivo è chiaro: fare punti in tutte le partite da qui in avanti. Non possiamo pensare ad altro».
Sul piano tattico, Modesto si aspetta una partita intensa e fisica. «Le gare della Samp sono state di grande aggressività. Ormai in B tante squadre adottano il 3-4-3 o il 3-5-2, ci sono tanti duelli, uno contro uno, fasi in cui si abbassano e poi ripartono. E anche questa partita non farà eccezione. I blucerchiati hanno giocatori capaci di attaccare lo spazio e di giocare nello stretto. È una squadra temibile e che, come la nostra, sa aggredire e ripartire. In partite così può decidere una giocata».
Modesto chiede una prestazione prima ancora del risultato. «Da chi entrerà in campo a chi subentrerà – spiega – tutti devono avere un solo pensiero: serve una gara importante, attenta, tosta. Il risultato deve essere la conseguenza di una prova solida. Ogni partita è fatta di dettagli e noi dobbiamo essere pronti a curarli». Il riferimento è evidente agli episodi che hanno indirizzato le ultime due trasferte. «A Reggio Emilia ci aspettavamo un certo tipo di partita, dopo la vittoria col Bari le aspettative si erano alzate. Invece siamo andati sotto subito, loro si sono difesi e noi siamo stati più lenti del solito. A Catanzaro siamo partiti bene, poi abbiamo preso gol e nella ripresa non siamo riusciti a riaprirla. Le partite hanno sempre una storia differente una dall’altra. Può capitare di andare sotto nei primi minuti, lì devi essere bravo a leggere la situazione e risolvere i problemi. E se invece la gara resta in equilibrio, devi saperla portare fino in fondo. Ma in questo momento dobbiamo pensare meno alla gestione e più a correre, a vincere contrasti, a dare qualcosa in più per la salvezza».
In settimana il lavoro si è concentrato soprattutto sulla fase difensiva. «Non è detto che curando la difesa tutto vada bene, ma si cerca di correggere, di sistemare qualcosa anche per i tanti nuovi. Nelle settimane con turni ravvicinati abbiamo fatto solo preparazione alla partita, stavolta abbiamo avuto più tempo, anche per lavorare individualmente, dare qualche nozione in più. I dubbi ci sono sempre, ma ho anche certezze: questa squadra, nei momenti difficili, ha sempre dimostrato di saper reagire. So come lavorano i ragazzi, sono professionali».
Capitolo nuovi innesti: «Vanno inseriti gradualmente, ma devono giocare. Sono professionisti e quando vengono chiamati in causa devono farsi trovare pronti. Le caratteristiche le conosciamo: qualcuno sta rendendo subito, altri hanno bisogno di tempo. Ma abbiamo bisogno di tutti». Tra questi anche Muci, entrato con personalità a Catanzaro. «Abbiamo tre prime punte di ruolo: Mancuso, Mensah e Muci. Quest’ultimo è entrato benissimo, è un attaccante d’area, ha fame e voglia, è utile alla squadra. Le valutazioni le faremo, ma la concorrenza è un valore».
Non manca un passaggio sulla contestazione dei tifosi in Calabria. «Il tifo è un sentimento, e i sentimenti è difficile tenerli dentro. Bisogna prenderne atto, come si accettano gli applausi. Il tifoso soffre, ama la sua squadra. Io oggi sono qui, magari tra qualche anno non ci sarò, ma i tifosi restano: il Mantova è dei supporter. Se c’è una critica la si accetta e si lavora per riconquistare gli applausi, dimostrando di aver dato tutto. È successo col Venezia: dopo una sconfitta pesante la squadra è stata applaudita».
Infine, una battuta personale sul suo passato genoano in vista della sfida ai blucerchiati. Modesto sorride e taglia corto: «Quella veste non esiste più per me. È stato bello vivere i derby della Lanterna, un’atmosfera speciale, ma oggi penso solo al Mantova».
















