MANTOVA – «Aumenta il senso di insicurezza dei cittadini, la politica dei respingimenti migratori è fallita, dunque è necessario agire con un coordinamento effettivo tra le forze dell’ordine, che ad oggi non c’è, e con un controllo capillare del territorio».
Sono queste le prime considerazioni di Franco Gabrielli, ex Capo della Polizia e tra i maggiori esperti in materia di sicurezza, intervenuto ieri sera a Palazzo Soardi. Gabrielli ha incontrato il candidato sindaco Andrea Murari per un dialogo sul tema della sicurezza nelle città, moderato dal direttore della Gazzetta di Mantova, Corrado Binacchi.
La percezione dell’insicurezza e il fallimento dei respingimenti
Il tema della percezione dell’insicurezza è molto soggettivo: varia in base all’età, alla dimensione della città in cui si vive e a molteplici concause. C’è chi si sente insicuro anche in centri di piccole dimensioni, mentre chi ha vissuto in metropoli più affollate si sente più tranquillo nei piccoli centri.
Partendo da questo presupposto, Gabrielli ha affermato: «Il problema della percezione di insicurezza esiste e non va banalizzato o sminuito. È necessario guardare obiettivamente alle cause e decidere come agire, considerando che l’immigrazione è uno dei problemi. In questi ultimi vent’anni la questione non è mai stata gestita seriamente: i mancati respingimenti hanno creato sacche di marginalità prodromiche a fenomeni di criminalità. Questi problemi non sono stati risolti nemmeno negli ultimi tre anni di governo. È necessario avviare un percorso senza slogan, identificare le zone a rischio nei territori e agire sulla socialità. Le zone rosse sono una forma di desertificazione della città: spostano solo il problema».
Non bisogna dunque negare l’insicurezza, e del resto basti pensare che il 51% dei ragazzi la percepisce e rinuncia alle uscite. C’è dunque l’urgenza di intervenire.
Murari ha descritto la situazione cittadina, sottolineando l’invecchiamento della popolazione e il fatto che una famiglia su due sia composta da una sola persona. «Il problema della sicurezza è stato scaricato interamente sulle città: i fondi sono insufficienti. Il Comune, però, ha messo in campo uno straordinario impegno con l’aumento delle unità della Polizia Locale, interventi di riqualificazione degli spazi, incremento della videosorveglianza e presidi fissi serali nei luoghi percepiti come insicuri. Cercheremo di proseguire nei prossimi anni, perché questo tema è sempre prioritario. Abbiamo proposto di garantire la copertura anche nel turno notturno, con la polizia operativa ventiquattr’ore su ventiquattro».
Sicurezza, competenze dello Stato e riordino della Polizia Locale
Se continueranno a mancare le risorse, sarà più difficile agire e promuovere politiche di integrazione e aggregazione sociale, oltre al rafforzamento delle forze dell’ordine. A questo proposito Gabrielli ha sottolineato: «La pubblica sicurezza è competenza dello Stato, ma manca il coordinamento. Chi esercita il potere deve coordinare. Le forze di Polizia e dei Carabinieri sono statali e la Polizia Locale non lavora in team con loro, che oggi vivono una situazione di incertezza: da un lato sono dipendenti comunali, dall’altro si chiede loro di agire come veri operatori della sicurezza». L’ex Capo della Polizia ha quindi evidenziato la necessità di un riordino della Polizia Locale, per chiarirne funzioni, poteri e integrazione operativa con le forze statali, superando l’attuale ambiguità normativa e organizzativa che ne limita l’efficacia.
Disagio giovanile e baby gang: presidi e rete sociale per prevenire
la violenza
Durante la serata sono stati affrontati anche i temi del disagio giovanile e delle baby gang, sempre più spesso armate di coltelli: una realtà che si diffonde a macchia d’olio e che, secondo Gabrielli, “va arginata con fermezza”. Anche su questo punto l’ex Capo della Polizia ha richiamato l’incapacità di gestire i flussi migratori: «Spesso i giovanissimi sono immigrati di seconda o terza generazione e la violenza è la conseguenza diretta della marginalità che vivono. Servono provvedimenti chiari e decisi».
Murari ha ribadito «la necessità di presidi sul territorio e di un coordinamento tra famiglie, scuole e servizi sociali per coinvolgere i giovanissimi in attività sociali o sportive e avvicinarli agli spazi a loro disposizione». E ha aggiunto: «La frustrazione, la sfiducia e l’incapacità di trovare sbocchi sfociano in comportamenti antisociali. È necessario offrire loro possibilità di formazione e rafforzare i presidi sul territorio. Si sta lavorando per coordinare famiglie, scuole e servizi sociali, coinvolgerli in attività sociali o sportive e avvicinarli agli spazi a loro disposizione».
Elisabetta Romano


















