La Commissione europea torna a chiedere chiarimenti al governo italiano sul bando per la concessione dell’Autostrada del Brennero (A22), aprendo un nuovo fronte di confronto con il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini. In una lettera inviata il 27 febbraio dalla direzione generale Mercato interno, Bruxelles ha sollecitato ulteriori spiegazioni sulla conformità della gara alle norme europee in materia di appalti pubblici e concorrenza.
La richiesta di chiarimenti si inserisce in una vicenda già complessa. Già l’8 ottobre scorso la Commissione europea aveva inviato all’Italia una terza lettera di messa in mora riguardante le procedure di appalto tramite finanza di progetto, ritenute non sufficientemente garantiste rispetto ai principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione. Dubbi ribaditi anche alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nel caso “Urban Vision”, pronunciata il 5 febbraio 2026, relativa a un appalto per i bagni pubblici di Milano e considerata rilevante anche per procedure analoghe come quella della Modena-Brennero.Al centro delle osservazioni europee c’è soprattutto il diritto di prelazione riconosciuto al concessionario uscente, previsto dall’attuale bando. Bruxelles vuole capire se questa previsione possa aver scoraggiato altri operatori economici dal partecipare alla gara, producendo «effetti distorsivi sulla concorrenza a valle, in violazione dei principi di non discriminazione e di parità di trattamento».
Secondo le ricostruzioni, il bando sarebbe stato elaborato inizialmente proprio dal concessionario uscente, con l’obiettivo di ottenere il rinnovo della concessione per altri 50 anni — a fronte del limite di 15 anni indicato dall’Autorità di regolazione dei trasporti — accompagnando la proposta con un piano di investimenti da circa 10 miliardi di euro. Il ministero avrebbe poi fatto proprio il bando con alcune modifiche, nonostante le riserve già sollevate da Bruxelles.Nella nuova lettera la Commissione chiede inoltre di conoscere quanti operatori abbiano presentato richieste di partecipazione alla gara e quanti siano stati prequalificati per ricevere la lettera di invito. Vengono richiesti chiarimenti anche sugli indennizzi previsti nel caso in cui il promotore rinunci alla prelazione.
Secondo Bruxelles, il bando «non sembra contenere indicazioni trasparenti che consentano una quantificazione precisa» di tali indennizzi. Il fatto che l’importo esatto non sia noto agli altri offerenti, almeno nella prima fase della procedura, potrebbe infatti svantaggiarli nella formulazione di offerte realmente competitive. La Commissione chiede inoltre se sia stato indicato il prezzo del progetto di fattibilità e quali misure siano state adottate per evitare che il promotore possa sovrastimarlo, alterando così la concorrenza.Nel frattempo la gara si trova in una fase di sostanziale stallo. Anche Autobrennero e gli altri soggetti coinvolti sono in attesa di indicazioni dal ministero delle Infrastrutture. Secondo indiscrezioni, il 24 febbraio il Mit avrebbe chiesto un parere all’Autorità di regolazione dei trasporti per sapere se, dato che la procedura è stata avviata il 31 dicembre 2024, debba restare valido il quadro regolatorio entrato in vigore a novembre dello stesso anno oppure se debba applicarsi il nuovo sistema tariffario previsto per le concessioni autostradali affidate dal 1° gennaio 2025.
Una scelta che potrebbe avere conseguenze rilevanti: l’eventuale adeguamento alle nuove regole rischierebbe infatti di modificare profondamente il bando, con il pericolo di dover ripartire da capo.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge anche un pronunciamento della Corte dei conti dell’Emilia-Romagna, che intervenendo su una gara del Comune di Cattolica ha stabilito che il diritto di prelazione non può più essere riconosciuto ai promotori neppure nelle procedure già avviate ma non ancora concluse, alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea. Il governo italiano dovrà rispondere alle richieste di Bruxelles entro il 25 marzo. In caso di spiegazioni ritenute insufficienti, il passo successivo potrebbe essere l’invio di un parere motivato e, successivamente, il ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, aprendo un nuovo capitolo nella lunga e complessa vicenda della concessione dell’A22.
















