MANTOVA – Prosegue in tribunale il processo per presunti maltrattamenti di animali legato alla vicenda di Bambi, l’elefantessa del circo sequestrata nel marzo del 2023 quando lo spettacolo itinerante era attendato ad Asola. Nell’udienza di ieri si sono confrontati in aula i consulenti tecnici delle parti, offrendo due letture opposte sulle condizioni in cui l’animale sarebbe stato tenuto.
Sul banco degli imputati c’è Mario D’Amico, 61enne originario di Bari e titolare del circo Busnelli Niuman. Secondo la tesi sostenuta dalle associazioni animaliste, in particolare Lav ed Enpa, entrambe costituite parte civile, l’elefantessa avrebbe vissuto per lungo tempo in una situazione di forte stress e sofferenza. Il consulente incaricato dalla Lav ha infatti parlato di condizioni non compatibili con i bisogni etologici del pachiderma.
Di diverso avviso il consulente della difesa, che ha analizzato i movimenti ripetitivi e stereotipati dell’animale – uno degli elementi utilizzati per valutare lo stato di benessere degli animali in cattività – sostenendo che da tali comportamenti non emergerebbero segnali riconducibili a una sofferenza cronica.
La vicenda giudiziaria prende avvio nel marzo 2023, quando veterinari e carabinieri forestali effettuarono un’ispezione al circo mentre era attendato ad Asola. In quell’occasione Bambi fu posta sotto sequestro per presunte irregolarità nelle condizioni di detenzione. L’animale rimase comunque affidato in custodia alla stessa struttura circense.
Secondo l’accusa, l’elefantessa sarebbe stata costretta a vivere in uno spazio non adeguato alle sue dimensioni e in un ambiente ritenuto non conforme alle esigenze della specie. In particolare il perito della Lav, Pierluigi Castelli, ha evidenziato come l’area destinata all’animale fosse inferiore a quella prevista dalla normativa: circa 87 metri quadrati contro i 100 metri quadrati indicati come minimo per esemplari di quella stazza.
Una ricostruzione contestata dalla difesa. A sostegno di questa posizione è stato citato anche quanto emerso da un’ispezione eseguita un mese prima dal veterinario dell’Ats della Brianza, quando il circo si trovava nel Monzese: in quell’occasione, secondo quanto riferito in aula, non sarebbero state rilevate condizioni anomale né segnali di sofferenza o stress dell’animale.
Il caso si è ulteriormente complicato perché, nonostante il sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari, l’elefantessa avrebbe continuato a essere impiegata negli spettacoli. Circostanza che ha portato all’apertura di un secondo filone d’indagine nei confronti dell’imputato con l’accusa di violazione di sequestro giudiziario.
Nel frattempo Bambi è morta all’inizio di quest’anno, all’età di 57 anni, mentre il circo si trovava a Taranto. Le cause del decesso non sono ancora state chiarite. Il giudice Alberto Fiermonte, che presiede il processo, ha disposto ulteriori verifiche proprio su questo punto, chiedendo di accertare se sia stata eseguita o meno un’autopsia sulla carcassa dell’animale.
Il dibattimento proseguirà il 24 giugno, quando è previsto il seguito del confronto tra i consulenti tecnici. Il giudice si è inoltre riservato la possibilità di nominare un proprio perito per chiarire definitivamente le condizioni di detenzione dell’elefantessa e gli eventuali profili di maltrattamento.
















