MANTOVA – Oltre 81,5 milioni di euro di misure agroambientali tra il 2015 e il 2019, 43,6 milioni tra il 2020 e il 2023 e 75,8 milioni di contributi destinati a 188 aziende agricole del bacino del Mincio, che hanno generato investimenti complessivi per circa 186 milioni di euro. A queste risorse si aggiungono 447mila euro stanziati nel 2025 per il Parco del Mincio e le aree protette gestite, oltre a 2,2 milioni di euro di contributi regionali destinati allo stesso ente tra il 2018 e il 2025, più 100mila euro per interventi di manutenzione. Negli ultimi 15 anni sono stati inoltre investiti quasi 10 milioni di euro in opere di bonifica e irrigazione nei Comuni lombardi del bacino del Mincio. Sono alcuni dei dati illustrati a Mantova durante l’iniziativa promossa da Regione Lombardia sul rapporto tra agricoltura, qualità dell’aria e tutela delle risorse naturali, alla presenza dell’Assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di riportare il dibattito pubblico su basi concrete, partendo da numeri e analisi per contrastare alcuni luoghi comuni legati all’impatto ambientale del settore agricolo e zootecnico.
“ZOOTECNIA E INQUINAMENTO: UNA NARRAZIONE SBAGLIATA”
“Qual è l’apporto dell’agricoltura nel miglioramento delle condizioni ambientali che abbiamo da qualche decennio a questa parte? – ha detto Beduschi in apertura di lavori, accompagnato dal Presidente del Parco del Mincio Maurizio Pellizzer e dai tecnici regionali Andrea Azzoni e Andrea Massari – E’ una tesi che non dico debba ribaltare, anche se in effetti lo fa, un immaginario che nell’opinione pubblica viene spesso alimentato da una disinformazione che nasce da lontano, anche dalla nostra Europa che ha spesso individuato nell’agricoltura una delle fonti fondamentali del peggioramento della qualità dell’acqua e dell’aria. Questo sicuramente non depone a favore della verità, perché parlare in modo semplicistico e sbagliato di un tema come questo allontana la sensibilità e la reputazione che i cittadini hanno di una tematica e di un settore come il primario così, viceversa, importante per la tutela dell’ambiente stesso. Chi fa agricoltura sa benissimo che, alimentando i propri profitti dalla natura stessa, non può che tutelarla, nutrirla, seguirla e rispettarla”.
E ancora: “l’agricoltura non deve essere vista come nemica, ma come amica, perché un risultato come quello che porteremo in Europa e ci consentirà di ottenere il digestato rappresenta uno dei punti di svolta più importanti per consentire che questa esperienza zootecnica che vede nella nostra provincia e in tutta la pianura il leader in Europa, possa continuare a dispetto di chi vorrebbe chiudere questa esperienza”. Da qui l’affondo: “è il paradosso e l’ipocrisi – ha tuonato Beduschi – di chi fa queste affermazioni, e poi spinge anche politicamente per ostacolare queste legittime imprese agricole”.
UN’AGRICOLTURA SEMPRE PIU’ TECNOLOGICA E MENO IMPATTANTE
Secondo quanto evidenziato durante la presentazione, il contributo dell’agricoltura alla formazione del particolato fine è di tipo secondario ed è legato principalmente alla presenza di ammoniaca che, in determinate condizioni, può contribuire alla formazione di PM10 e PM2,5. Le principali fonti di particolato primario restano invece traffico, riscaldamento civile e attività industriali. Anche sul fronte delle emissioni di gas serra, i dati indicano che a livello europeo e nazionale il contributo complessivo della zootecnia è stimato tra il 7% e il 9%, con circa il 4% attribuibile direttamente all’allevamento. Un ambito che negli ultimi anni ha visto l’introduzione di numerose innovazioni tecnologiche, tra cui sistemi avanzati per la gestione degli effluenti, miglioramenti nell’alimentazione animale e applicazioni di agricoltura di precisione finalizzate alla riduzione delle emissioni.
Un altro tema affrontato riguarda la gestione dell’azoto nei terreni agricoli, regolata da normative europee stringenti. Gli agricoltori operano attraverso piani di fertilizzazione che consentono di soddisfare il fabbisogno delle colture rispettando i limiti previsti dalla normativa sui nitrati. Regione Lombardia promuove inoltre l’utilizzo di matrici organiche come effluenti e digestati all’interno di sistemi agricoli circolari, riducendo la dipendenza dai fertilizzanti minerali. Negli ultimi quindici anni, è stato inoltre sottolineato, il comparto zootecnico ha investito significativamente in innovazione tecnologica, con l’introduzione di sensori, robotica, sistemi di gestione dei dati, miglioramento genetico e tecniche di precision farming che stanno trasformando il settore. L’incontro ha toccato anche il tema della biodiversità e della gestione del territorio. I sistemi prativi legati alla zootecnia rappresentano uno degli habitat più diffusi in Europa: circa il 50 per cento delle specie vegetali originarie del continente dipende dai prati, che costituiscono ambienti fondamentali anche per insetti, piccoli mammiferi e microrganismi. Secondo quanto emerso, una riduzione degli allevamenti nei Paesi europei non garantirebbe automaticamente un miglioramento delle condizioni ambientali, ma potrebbe spostare la produzione verso aree del mondo con standard ambientali e sanitari più bassi, con un aumento delle importazioni e delle emissioni legate al trasporto.
REGOLAMENTARE L’ACQUA PER PRESERVARE GLI HABITAT NATURALI
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dell’utilizzo dell’acqua in agricoltura. In condizioni ordinarie circa l’80% dell’acqua utilizzata dalle colture deriva dalle precipitazioni, mentre l’irrigazione interessa soprattutto i mesi primaverili ed estivi. La gestione dei suoli agricoli, è stato spiegato, contribuisce inoltre alla ricarica delle falde e alla maggiore resilienza del territorio rispetto agli eventi climatici estremi. Le politiche regionali hanno sostenuto negli anni anche la conservazione degli habitat naturali delle Valli del Mincio: oltre 400 ettari sono stati coinvolti nei primi interventi di tutela di canneti e cariceti, quasi 400 ettari nelle misure agroambientali successive e oltre 350 ettari nelle azioni di conservazione dei siti Natura 2000. A queste iniziative si aggiunge un accordo di collaborazione da 1,5 milioni di euro per il periodo 2024-2026 dedicato alla salvaguardia delle zone umide.
INQUINANTI DA AGRICOLTURA IN CALO SULL’ASTA DEL FIUME MINCIO
Una buona notizia riguarda la diminuzione di inquinanti, e in particolare di azoto e fosforo, nelle zone che attraversano l’asta del fiume Mincio. Se da un lato i carichi zootecnici sono in calo rispetto al periodo pre-Covid, con un numero di capi diminuito di 1,2 milioni rispetto al 2019, dall’altro diminuiscono anche i carichi di azoto e anidride fosforica da effluenti di allevamento lungo il bacino del Mincio. Sia Azzoni che Beduschi hanno precisato che in tutti i Comuni mantovani interessati non si superano mai i limiti imposti dalla legge, già di suo stringente.





















