SUSTINENTE – Il Ricarica Foto Festival cambia pelle e si trasforma in BASC, Biennale d’Arte Sociale e di Comunità, aprendo ufficialmente una nuova fase progettuale che guarda ai territori della provincia mantovana come a un laboratorio diffuso di innovazione culturale e sociale. Contestualmente, gli organizzatori annunciano il lancio di una campagna di crowdfunding che prenderà il via dal 1° aprile 2026, primo passo concreto per sostenere la nuova edizione.
Il progetto nasce nei territori del Destra Secchia e rilancia la propria visione: rimettere al centro le aree considerate marginali, spesso escluse dai grandi flussi economici e culturali, ma proprio per questo potenzialmente fertili per immaginare nuovi modelli di sviluppo. BASC si propone infatti come evoluzione naturale del Ricarica Foto Festival di Sustinente, ampliandone linguaggi e prospettive.
Negli ultimi decenni, spiegano i promotori, lo spopolamento dei piccoli centri, la concentrazione urbana, il consumo di suolo e l’indebolimento delle relazioni sociali hanno generato una crisi profonda, non solo economica ma anche strutturale. Da qui la posizione netta del progetto: le risposte difficilmente arriveranno dalle aree sovra-urbanizzate, ma potrebbero nascere proprio da quei territori oggi definiti “marginali”.
La prima edizione della Biennale è in programma nei fine settimana dal 5 al 20 settembre 2026 e sarà il risultato di un percorso partecipato costruito nel tempo insieme alle comunità locali. Il motto resta quello già alla base del festival originario: “Rigenerare i territori attraverso gli strumenti dell’arte e della cultura”, ma con un orizzonte più ampio. Non più solo fotografia, ma un sistema integrato di arti figurative e performative: illustrazione, pittura, scultura, danza, teatro e musica diventeranno strumenti per interrogare il presente e ricostruire legami.
Il percorso che porta a BASC affonda le radici nel 2020, quando il festival fotografico riuscì ad attirare centinaia di visitatori nei comuni di Sustinente, Serravalle a Po e Villimpenta, riattivando spazi e generando nuove attenzioni verso le comunità locali. Un’esperienza che oggi evolve in una progettualità più ampia e strutturata.
La campagna di crowdfunding rappresenta dunque un passaggio chiave: un invito esplicito alla partecipazione collettiva, per sostenere un’idea di provincia alternativa ai modelli dominanti basati su cementificazione, sovraffollamento e perdita di qualità della vita. “No, noi non scherziamo affatto, abbiamo intenzione di fare sul serio. Ora tocca a tutte le persone che hanno a cuore questi territori”, spiegano gli organizzatori a proposito della scelta simbolica della data di lancio.
A sottolineare la dimensione relazionale del progetto è Roberto Fava, fotografo e curatore tra i fondatori dell’esperienza originaria: “L’arte e la cultura sono un pretesto. Fondamentalmente il pretesto per mettere in connessione le persone. Ed è solo da qui che si può ripartire, per mettere in circolo nuove energie. Energie che sul lungo periodo possono portare risultati più tangibili sul piano dei servizi, del lavoro e del futuro di questi comuni.”
















