Nessun lavoratore resterà senza reddito nel passaggio tra uscita anticipata e pensione. Con la circolare n. 41 del 3 aprile, l’Inps interviene per evitare il rischio di un “vuoto” di copertura per chi ha già lasciato il lavoro attraverso strumenti di accompagnamento come isopensione, assegni straordinari e contratti di espansione. Il problema era emerso dopo le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2026, che ha riallineato i requisiti pensionistici all’aumento della speranza di vita: un mese in più nel 2027 e due ulteriori mesi dal 2028. Un incremento graduale ma sufficiente a far slittare in avanti la decorrenza della pensione, creando un possibile disallineamento con la durata degli strumenti di esodo.
In particolare, il rischio riguardava i lavoratori che avevano già aderito a percorsi di uscita anticipata – come l’isopensione, i fondi di solidarietà e i contratti di espansione – con coperture previste fino a un massimo di 4, 5 o 7 anni. Con il nuovo calendario pensionistico, alcuni di loro avrebbero potuto esaurire l’assegno “ponte” prima di maturare il diritto alla pensione, ritrovandosi senza reddito né contribuzione. Una situazione che avrebbe potuto generare una nuova platea di “esodati”, ma che ora viene superata. L’Inps chiarisce infatti che le prestazioni potranno essere prorogate fino alla prima decorrenza utile della pensione, anche oltre i limiti ordinari di durata. Una scelta definita strutturale, che garantisce continuità economica e previdenziale.
Alla base dell’intervento c’è l’interpretazione delle norme che vincolano il datore di lavoro a sostenere il lavoratore fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici. Di conseguenza, l’Istituto potrà continuare a erogare l’assegno, fermo restando l’obbligo per l’azienda di versare la provvista e la contribuzione correlata. Non solo: la circolare apre anche alla possibilità di riesaminare le domande precedentemente respinte proprio a causa del superamento dei limiti temporali. Un passaggio che amplia ulteriormente la platea dei beneficiari e rafforza le tutele. In sintesi, l’intervento dell’Inps mette in sicurezza migliaia di lavoratori, assicurando che il percorso verso la pensione resti continuo, senza interruzioni e senza il rischio di restare scoperti nel periodo più delicato della transizione.
















