Con le tensioni geopolitiche in atto, il calo dei consumi per i nuovi stili di vita e i dazi imposti dagli Stati Uniti, che hanno trascinato verso il basso le esportazioni, il mondo del vino era partito per il Vinitaly senza aspettative troppo ambiziose. Eppure, da un sondaggio di Coldiretti Mantova fra le imprese vitivinicole associate che hanno preso parte alla 58ª edizione del Salone internazionale dei vini e distillati di Verona, che ha chiuso oggi i battenti, si può parlare tranquillamente di un Vinitaly positivo, al di sopra delle aspettative e con un primo bilancio lusinghiero. “Le opportunità di un rilancio del settore vitivinicolo ci sono tutte – afferma il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani – e si è captato nitidamente anche allo stand di Coldiretti, dove per quattro giorni è andata in scena una vera e propria diplomazia del vino, col passaggio, fra gli altri, del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del commissario Ue all’Agricoltura Cristophe Hansen. È necessario eliminare i vincoli che imbrigliano il settore per rilanciare l’export di vino a livello mondiale”.
Visione positiva anche da parte delle imprese vitivinicola mantovane, come detto. “Abbiamo avuto una buona presenza di buyer internazionali da Stati Uniti, Germania, Danimarca e dall’Europa in generale, oltre naturalmente a operatori italiani, che in previsione potrebbero permetterci di ampliare la nostra presenza al Sud Italia e all’estero”, afferma Chiara Tuliozi di Cantina Ricchi di Monzambano.
Parla di “un Vinitaly interessante, soprattutto per la presenza estera”, Andrea Virgili dell’omonima cantina e presidente del Consorzio Vini Mantovani. “Abbiamo ricevuto delegazioni e potenziali acquirenti da Brasile, Corea del Sud, Vietnam, Russia, Ucraina, Gran Bretagna, ma anche dall’Africa – commenta -. Abbiamo potenzialità interessanti per crescere, soprattutto per il Lambrusco, il Merlot e gli spumanti delle Colline Moreniche, sia quelli ottenuti con metodo Charmat che con metodo Martinotti”.
Emma Coppini di Cantine Giubertoni conferma: “Siamo contenti. Eravamo posizionati nel padiglione del Biologico ed è passato un pubblico estremamente di settore, rappresentato in buona parte da importatori. Le provenienze? Germania, Belgio, Francia, Svezia, Svizzera, Armenia, Georgia, Nord America. Un buon Vinitaly, con molti contatti utili e promettenti”.
Anche Matteo Gorzoni di Villimpenta si esprime col pollice alzato. Uno dei suoi vini – insieme a un’etichetta di Cantina Ricchi – ha accompagnato i piatti del ristorante d’Autore di Vinitaly, vetrina enogastronomica d’eccezione gestita quest’anno da Campagna Amica e Terranostra. “Abbiamo incontrato molti operatori, sia italiani che stranieri. È il quarto anno che partecipiamo a Vinitaly e per noi è stata senza dubbio un’esperienza significativa. Tra i vini più richiesti direi il Lambrusco rosso e quello rosato, ma anche il Pinot Regina con vitigno Piwi”.
Contatti utili con ristoratori e buyer per Cantina Primavera: “Forse un’affluenza leggermente inferiore rispetto all’edizione 2025, ma con visitatori molto più professionali, preparati ed esperti”, dichiara Ilenia Bertagna.


















