MANTOVA – L’associazione mantovana Bamco, nata nel 2002 per preservare le cellule staminali dei cordoni ombelicali a fini terapeutici, ribadisce il valore di un modello eticamente sostenibile, senza costi per il Servizio Sanitario Nazionale. In un momento in cui emergono dubbi sulla solidità di alcune banche del cordone, soprattutto estere, Bamco ricorda che tutto il materiale biologico è sempre stato conservato e catalogato in modo impeccabile presso l’Ospedale Carlo Poma di Mantova, a totale carico dell’associazione.

Oggi però la continuità del servizio è minacciata dal mancato pagamento delle quote annuali da parte di numerose famiglie. Una situazione che rischia di compromettere non solo la conservazione, ma anche la possibilità di proseguire la ricerca scientifica.
Per superare questa fase critica, Bamco propone ai soci inadempienti la firma di una liberatoria che permetta di trasformare il materiale biologico abbandonato in una risorsa preziosa per testare la vitalità cellulare oltre i vent’anni, aprendo nuove prospettive nella medicina rigenerativa. Senza questa collaborazione, l’intero patrimonio genetico rischia lo smaltimento forzato entro il 2029, a causa dei limiti delle conoscenze attuali.
Da qui l’appello della presidente Giovanna Gamba: “Nel senso della responsabilità, chiedo a coloro che si sono dimenticati di aver depositato presso BAMCO le cellule staminali del loro cordone ombelicale, di dare senso al loro primo progetto e, senza alcun onere, decidano di collaborare ancora una volta con l’Associazione per il progetto ‘20 anni di staminali e oltre…”, sottoscrivendo il Modello di Liberatoria”.
L’associazione invita soci e cittadini a visitare il nuovo sito www.bamco.it e a partecipare all’Assemblea del 28 aprile, alle 20.30, presso l’ex chiesa della Madonna della Vittoria, in via Claudio Monteverdi 1 a Mantova.


















