MANTOVA – Il primo ad arrivare alla Rsa Luigi Bianchi per porgere gli auguri di buon compleanno è stato il vescovo di Mantova Marco Busca, che si è poi intrattenuto dialogando piacevolmente con lui. Un compleanno che è un traguardo straordinario, visto che sono cento gli anni festeggiati oggi da monsignor Sergio Denti. Poi è arrivato lo staff dell’Aspef con il presidente Filippo Genovesi, il direttore generale Lorenza Malacarne, Paola Scarpelli, l’operatrice socio-sanitaria che lo assiste quotidianamente con dedizione, insieme ad altri colleghi, l’assessore al welfare del Comune di Mantova Andrea Caprini, e tanti amici, arrivati anche da lontano che non hanno voluto mancare in questa occasione speciale.
Lui, affabile come al solito, ha avuto un ringraziamento e una parola gentile per tutti, tra sorrisi, abbracci e ovviamente le immancabili fotografie ad immortalare questo giorno speciale. Ovviamente non poteva mancare una grande torta personalizzata, spumante, altri dolci, pasticcini e tutto quanto necessario per festeggiare degnamente un secolo di vita. Ma prima del taglio della torta e del brindisi monsignor Denti ha tenuto un discorso ringraziando tutti per la vicinanza dimostrata e impartendo poi a tutti la benedizione.
Nascere il 25 aprile: tra storia, ironia e memoria
Una vita lunga e intensa la sua e per iniziare a raccontarla bisogna fare un salto indietro di un secolo, ad Asola, dove Sergio nasce il 25 aprile 1926. Dopo gli studi e l’ingresso in Seminario, la sua formazione viene messa alla prova dalla guerra. Nel giugno del 1944, con l’Italia settentrionale occupata dai tedeschi, la Repubblica Sociale Italiana chiama alle armi i giovani nati nel primo semestre del 1926.

Sergio rifiuta l’arruolamento — solo cinque seminaristi accettano — e trascorre mesi nascosto grazie al coraggio di alcune famiglie che lo accolgono. La Liberazione, avvenuta proprio nel giorno del suo 19° compleanno, segna una svolta. A lui ancora oggi piace scherzare sulla sua data di nascita e ricordare la sua mamma che gli diceva con ironia che per lei “era stata una liberazione da me”.
Tra fede e cantieri: una vita al servizio della Chiesa tra Mantova e Palermo
Ordinato sacerdote il 29 giugno 1951 dal vescovo Giuseppe Menna, viene assegnato alla parrocchia di Revere. Sono i primi anni ’50, l’Italia è impegnata a risollevarsi dalle macerie della guerra e anche nel piccolo paese dell’Oltrepò la ricostruzione è in atto. Accanto ai muratori, don Sergio apprende anche l’arte della calce — un dettaglio che, a sorpresa, segnerà il suo destino.
Nel 1955, il cardinale Ernesto Ruffini, originario di San Benedetto Po e allora arcivescovo di Palermo, chiede infatti al vescovo di Mantova Antonio Poma un sacerdote esperto in edilizia per contribuire alla ricostruzione della città siciliana. Poma non ha dubbi: “Ho proprio la persona giusta”.
Così il giovane don Sergio diventa il braccio destro del cardinale Ruffini. Rimane a Palermo per tredici anni, dove ricopre importanti incarichi legati all’edilizia religiosa, contribuendo alla costruzione di chiese e opere assistenziali e vivendo in prima linea gli anni del Concilio Vaticano II, con frequenti trasferte a Roma.
Dopo la morte del cardinale, nel 1968, Denti rientra a Mantova. Il vescovo Carlo Ferrari lo incarica della direzione dell’edilizia di culto, affidandogli la costruzione delle nuove chiese della diocesi. Gli affida inoltre il ruolo di segretario dell’Ufficio amministrativo e del Consiglio diocesano per gli affari economici.
Col tempo, Denti diventa canonico del Capitolo Cattedrale, cappellano di Sua Santità, direttore diocesano dell’Apostolato della preghiera e consigliere della Società di mutuo soccorso tra il clero mantovano. È anche aiuto cappellano dell’Ospedale Carlo Poma e, dal 1972, cappellano della Casa di Riposo Isabella d’Este e successivamente della Rsa Luigi Bianchi.
Un secolo di bene: il grazie di Mantova
Una vita piena dunque, vissuta sempre al servizio degli altri, con particolare attenzione per chi soffre o si trova in difficoltà. Non sorprende, allora, l’affetto profondo che Mantova continua a nutrire per lui, ricordandolo mentre percorreva le vie della città sulla sua inseparabile bicicletta, abbandonata solo negli ultimi anni con un pizzico di nostalgia.
E oggi, in quella sala colma di volti amici e di gratitudine, il tempo sembra rallentare. Cento anni non sono solo una cifra: sono memoria, fede, dedizione. Sono le vite toccate, le mani strette, le parole donate.
Buon compleanno, monsignore! Mantova la abbraccia con affetto sincero, riconoscente per ciò che è stato e per ciò che, ancora oggi, continua a rappresentare: una presenza luminosa, discreta, profondamente umana.













