MANTOVA – Il rapporto tra l’architettura e i cambiamenti climatici, con tutto quello che ne consegue, è al centro della tredicesima edizione di Mantovarchitettura, il festival del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano che mette al centro il rapporto tra progetto, clima e futuro. Un cambio di paradigma che, come ha spiegato questa mattina alla Casa del Mantegna il Prorettore Davide Del Curto, deve avvenire subito, prima che sia troppo tardi, all’interno di uno scenario di urgenza che coinvolge direttamente anche il settore delle costruzioni. Mantovarchitettura si terrà dal 6 maggio al 12 giugno e animerà alcuni dei luoghi più significativi della città, tra cui il Campus del Politecnico di Mantova, il Teatro Bibiena, la Casa del Mantegna che ospiterà una mostra sul tema e il Palazzo Ducale che farà altrettanto nella Sala dello Specchio.
Il grande cartellone di Mantovarchitettura 2026 – presentato anche dall’ex Presidente dell’ordine degli architetti di Mantova Cristiano Guernieri e dall’attuale Presidente Enrica Paola Chiari, da Luca Dal Corso per quel che riguarda la nuova identità visiva e dalla rappresentante degli studenti del Campus di Mantova Jemma Airoldi – si snoda ancora una volta attraverso una serie di incontri, mostre, dibattiti e momenti di approfondimento in grado di mettere in relazione il sapere accademico con il dibattito pubblico, la dimensione internazionale della ricerca con la specificità dei territori, la riflessione teorica con le sfide concrete del presente. Il tema scelto, “Architecture and climate change”, è in continuità con la programmazione culturale della Unesco Chair in Preservation and Planning in Historic Cities per il triennio 2025-2028. Non mancheranno nomi di rilievo internazionale quali Anupama Kundoo, Philippe Rahm, Salvador Rueda, Dong Wang.
Il rapporto tra l’ambiente costruito e la crisi climatica è uno dei nodi più urgenti del nostro tempo. Gli effetti del cambiamento climatico stanno già ridefinendo le città, i paesaggi i modi di abitare le condizioni di vita, imponendo una revisione profonda delle priorità con cui i progettisti dovranno operare nei prossimi anni. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi, impermeabilizzazione dei suoli, innalzamento del livello dei mari, desertificazione e pressione sulle risorse naturali non costituiscono più soltanto un campo di studio, ma rappresentano il quadro reale entro cui gli architetti sono chiamati a operare sin da oggi.
In questo scenario di urgenza, Mantovarchitettura 2026 promuove una riflessione pubblica e interdisciplinare su come l’architettura possa contribuire allo sforzo globale per agire rapidamente e mettere a punto azioni efficaci di adattamento e mitigazione. Il settore delle costruzioni è infatti tra i maggiori responsabili delle emissioni climalteranti e del consumo energetico globale, ma possiede al tempo stesso un potenziale decisivo di trasformazione. Ripensare edifici, spazi urbani e territori significa oggi interrogarsi su materiali a basso impatto, circolarità del processo edilizio, riduzione dei consumi, integrazione delle fonti rinnovabili, aumento della permeabilità dei suoli, gestione avanzata delle acque, eccetera.
Mantovarchitettura rifletterà sulle radici storiche della crisi climatica, in seguito alla quale, come ha ribadito Del Curto, oggi la natura è minacciosa e minacciata. Inoltre, il festival approfondirà la riflessione sul rapporto tra crisi climatica e la città storica e rifletterà sulle conseguenza del Novecento sulle nostre città. In questo modo, Mantovarchitettura si conferma la principale iniziativa di responsabilità sociale del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano.
“Il cambiamento climatico – spiega Davide Del Curto – è noto da più di trent’anni e i suoi effetti sono sotto i nostri occhi. Sappiamo tutti che non c’è più tempo e che il settore delle costruzioni è il maggior responsabile delle emissioni climalteranti. Dobbiamo quindi partire dalle nostre città per invertire la rotta e rimediare ai molti effetti collaterali che la modernizzazione ha lasciato sul nostro pianeta. All’architettura spetta il compito di smuovere le coscienze, raccogliere le idee e indicare la via per fare presto”. “Uno dei temi sarà quello del cambiamento climatico e della democrazia – aggiunge Guernieri – perché questo cambiamento non sarà solo una questione di natura, ma creerà grandi squilibri a livello mondiale. E’ un tema che riguarda tutti”. “Sono certa – afferma Chiari – che questo festival sarà ancora una volta un’occasione preziosa per riflettere insieme sul ruolo dell’architettura nel presente e nel futuro che vogliamo costruire. Quindi ragazzi, cercate di dare il meglio e di essere migliori di noi”.


















