Decreto lavoro, arriva il “salario giusto”: bonus giovani e incentivi. Cosa cambia

Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto lavoro, il provvedimento approvato alla vigilia del Primo Maggio che mette sul tavolo circa un miliardo di euro tra incentivi, sgravi contributivi e nuove tutele. Al centro del pacchetto c’è l’introduzione del cosiddetto “salario giusto”, strettamente collegato agli aiuti pubblici alle imprese: chi applicherà contratti considerati “pirata” e sottopagherà i lavoratori non potrà accedere ai bonus previsti dal decreto.

A rivendicare la misura è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta in conferenza stampa al termine del Cdm. La premier ha parlato di un ulteriore tassello della strategia del governo sul lavoro, sottolineando come negli ultimi anni si siano registrati “1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno”.

Il decreto introduce ufficialmente la nozione di “salario giusto”, individuato nel trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, cioè le principali sigle sindacali e datoriali. I contratti sottoscritti da sigle minori non vengono vietati, ma non potranno prevedere condizioni economiche inferiori a quelle soglia. Nei settori privi di contrattazione collettiva si farà invece riferimento al contratto più affine all’attività svolta. L’obiettivo dichiarato è contrastare il dumping salariale e i cosiddetti contratti pirata.

Una delle misure principali riguarda gli incentivi all’occupazione, per i quali vengono stanziati 934 milioni di euro. Il pacchetto punta soprattutto su giovani, donne e assunzioni nelle aree Zes del Mezzogiorno. Per gli under 35 è previsto un esonero contributivo del 100% fino a 500 euro mensili per due anni in caso di trasformazione di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Il bonus sale a 650 euro nelle regioni del Sud, con estensione anche a Marche e Umbria. Le stabilizzazioni dovranno avvenire tra agosto e dicembre 2026 e comportare un incremento netto dell’occupazione aziendale.

Previsti incentivi anche per le nuove assunzioni di giovani disoccupati da almeno due anni e per le lavoratrici svantaggiate. In quest’ultimo caso l’esonero contributivo arriva fino a 650 euro mensili per 24 mesi, cifra che sale a 800 euro nelle regioni comprese nella Zes unica.

Nel decreto trovano spazio anche norme sui rinnovi contrattuali. È saltato infatti l’obbligo automatico di far decorrere gli aumenti salariali dalla scadenza naturale del vecchio contratto. Saranno quindi sindacati e imprese a definire eventuali arretrati, una tantum e decorrenze durante il rinnovo. Resta però una penalizzazione per i tavoli che si protraggono troppo a lungo: se l’accordo non arriva entro dodici mesi dalla scadenza, le retribuzioni dovranno essere adeguate automaticamente al 30% dell’inflazione Ipca al netto degli energetici importati.

Tra le novità figura anche l’introduzione in busta paga del codice alfanumerico del contratto collettivo applicato, strumento pensato per rafforzare i controlli da parte di ministero del Lavoro, Inps, Ispettorato e Cnel.

Ampio spazio anche alle misure per i rider e il contrasto al cosiddetto caporalato digitale. L’accesso alle piattaforme di consegna sarà consentito soltanto tramite Spid, Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi o sistemi di autenticazione a più fattori. Sarà vietata la cessione degli account, con sanzioni da 600 a 1.200 euro, che potranno arrivare a 1.500 euro per ogni profilo aggiuntivo collegato allo stesso codice fiscale.

Le piattaforme dovranno inoltre comunicare mensilmente dati relativi alle prestazioni, ai tempi di lavoro e ai Comuni di consegna, conservandoli per cinque anni. Confermata anche la presunzione di subordinazione quando emerge un controllo del lavoratore, anche attraverso algoritmi, mentre ai rider viene estesa la tassazione agevolata del 5% sulle mance già prevista per il settore turistico e della ristorazione.

Sul fronte previdenziale viene prorogata fino al 2029 l’isopensione, il meccanismo introdotto con la riforma Fornero che consente alle aziende con almeno 15 dipendenti di accompagnare alla pensione i lavoratori più vicini ai requisiti pensionistici. Il costo dell’uscita anticipata resterà interamente a carico delle imprese.

Nel pacchetto trovano posto anche misure su welfare aziendale e conciliazione famiglia-lavoro. Le imprese certificate sulle politiche di conciliazione potranno ottenere uno sgravio contributivo dell’1%, fino a 50mila euro annui. Confermata inoltre l’estensione dei congedi parentali, con tre mesi retribuiti all’80%.