CAVRIANA – Un anno dopo, il civico 19 di piazza Castello è tornato ad avere un tetto. Proprio lì sotto, all’ultimo piano, un anno fa, nel tardo pomeriggio di un primo maggio assolato, mentre la pasticceria gelateria Parolini si apprestava a chiudere i battenti si innescava un incendio devastante che in breve tempo si sarebbe divorato l’intero edificio e tutto quanto c’era all’interno: “trent’anni di lavoro bruciati in due ore”, commenta oggi il titolare Filippo Parolini.
Servirono diverse squadre di Vigili del Fuoco arrivate da tutti i distaccamenti della provincia, e ben diciotto ore di lavoro ininterrotto, per aver ragione delle fiamme, la cui causa non è mai stata accertata al 100%: la più probabile rimane un corto circuito avvenuto in qualche scatola elettrica. Un mese e mezzo dopo, nel giugno del 2025, la pasticceria gelateria Parolini, fondata nel 1999, ha riaperto i battenti all’interno di Villa Mirra. “Il Comune ha fatto il bando, abbiamo partecipato e ce lo siamo aggiudicati”, racconta Parolini. “E’ stata una grande gara di solidarietà: siamo riusciti a ripartire grazie all’aiuto di tante persone e anche di tanti colleghi. C’è chi ci ha prestato una lavastoviglie, chi un lavandino, in paese è stata attivata anche una raccolta fondi. E poi i fornitori: un’azienda di Pordenone ci ha prestato i banconi, un’altra di Lecco i macchinari”.
Nel frattempo, in piazza Castello, i lavori sono sempre andati avanti. “Non so ancora quanti mesi ci vorranno per tornare nella nostra sede storica – dice Filippo Parolini -, dopo l’incendio erano rimasti solo i muri perimetrali: il resto era venuto giù. Speravo di fare alla svelta, ma ci vuole il suo tempo. Le cose da fare sono tante e anche i materiali, banalmente, non sempre arrivano subito. L’assetto sarà lo stesso di prima: al piano terra la pasticceria gelateria, al piano di sopra il laboratorio. Noi intanto andiamo avanti, e per questo dobbiamo ringraziare la clientela che ha sempre creduto in noi venendo a fare colazione, acquistando i nostri dolci… non è una cosa da poco, non ci hanno abbandonato. Oggi come un anno fa siamo sempre noi: io, mia moglie Tiziana, mio figlio Alessandro e le nostre tre dipendenti. Anche loro non ci hanno abbandonato: in quel mese e mezzo hanno ricevuto diverse proposte per andare a lavorare altrove, e invece ci hanno aspettato. Vuol dire che con noi stavano bene”. (fab)

















