Materiale elettorale lasciato all’ingresso di un seggio cittadino, un esposto inoltrato alla Prefettura per presunte violazioni del silenzio elettorale a Curtatone, segnalazioni riguardanti simboli di lista esibiti sulle magliette e proteste per candidati che avrebbero avvicinato alcuni votanti nei pressi delle scuole sedi di seggio. E ancora, il sospetto che un’elettrice abbia fotografato la propria scheda all’interno della cabina elettorale.
Sono ore delicate sul fronte dei controlli relativi al rispetto delle regole che disciplinano la propaganda nei giorni delle elezioni amministrative. Episodi e segnalazioni si stanno moltiplicando in alcuni dei sei Comuni mantovani chiamati al voto, tra contestazioni, richiami alle norme e richieste di verifiche.
Uno dei casi segnalati riguarda la scuola elementare Pomponazzo, sede di seggio a Mantova, dove un rappresentante di lista avrebbe notato la presenza di volantini elettorali appoggiati su un tavolo all’ingresso dell’edificio. La situazione è stata immediatamente fatta presente e il materiale propagandistico è stato successivamente rimosso.
A Curtatone, invece, è stato presentato un esposto alla Prefettura per presunte violazioni del silenzio elettorale ma contestazioni analoghe si sarebbero levate anche in altri comuni. Diverse lamentele riguardano la presenza, all’interno dei seggi, di persone con spille o simboli riconducibili alle liste in corsa. Una questione che torna puntualmente ad ogni tornata amministrativa. In realtà, la normativa consentirebbe ai rappresentanti di lista di indossare un distintivo riportante esclusivamente il contrassegno della lista rappresentata.
Tra le segnalazioni finite sotto osservazione anche quella relativa a candidati che avrebbero avvicinato elettori nei pressi dei seggi, comportamento che viene spesso interpretato come forma di propaganda assolutamente non consentita nelle ore del voto.
Non è mancato neppure un episodio alla scuola media Sacchi in città, dove una donna sarebbe entrata in cabina con il cellulare e avrebbe fotografato la scheda elettorale, forse addirittura con immortalato il suo voto. Se confermata, si tratterebbe di una pratica vietata dalla legge, che proibisce l’introduzione di telefoni cellulari o dispositivi in grado di fotografare o registrare all’interno della cabina per garantire la segretezza del voto.
Sul fronte del silenzio elettorale, infine, il dibattito si sposta ormai sempre più spesso anche sui social network. Da anni, soprattutto con la diffusione di Facebook e Instagram, non mancano accuse reciproche di propaganda fuori tempo massimo. La normativa che disciplina la materia risale al 1956 ed è stata aggiornata più volte, ma continua a non contenere riferimenti espliciti al web e alle piattaforme digitali. Proprio questa zona grigia alimenta interpretazioni differenti e polemiche ricorrenti. L’Agcom, nel tempo, ha emanato linee guida dedicate ai social media, ma la questione resta ancora oggetto di discussione.
















