L’idea che siano esclusivamente lavoratori dipendenti e pensionati a sostenere il peso del fisco italiano continua a essere molto diffusa nel dibattito pubblico. Una convinzione che, secondo l’ultima analisi della CGIA di Mestre basata sulle dichiarazioni dei redditi 2025 relative all’anno d’imposta 2024, non trova però riscontro nei numeri.
Lo studio evidenzia infatti come imprenditori e lavoratori autonomi versino mediamente un’imposta Irpef nettamente superiore rispetto alle altre categorie di contribuenti. A livello nazionale, l’Irpef media pagata da imprenditori e partite Iva raggiunge gli 8.331 euro annui, contro i 4.215 euro dei lavoratori dipendenti e i 4.006 euro dei pensionati. In pratica, il contributo medio degli autonomi risulta quasi doppio rispetto a quello delle altre due categorie.
Secondo la CGIA, questa differenza è legata soprattutto ai redditi medi dichiarati, generalmente più elevati tra imprenditori e professionisti. Un dato che, secondo l’associazione mestrina, viene spesso trascurato quando si affronta il tema della pressione fiscale e dell’evasione.
In Italia i contribuenti Irpef sono circa 42,5 milioni. Di questi, 23,8 milioni sono lavoratori dipendenti, 14,5 milioni pensionati e 3,3 milioni imprenditori o lavoratori autonomi. Il gettito complessivo dell’Irpef sfiora i 190 miliardi di euro: oltre 100 miliardi arrivano dai dipendenti, 58 miliardi dai pensionati e 27,4 miliardi dalle partite Iva. Tuttavia, se si considera il contributo medio individuale, emerge chiaramente come autonomi e imprenditori sostengano un carico fiscale significativamente più elevato.
Particolarmente interessante è il quadro che emerge dalla Lombardia, regione che si conferma locomotiva economica del Paese anche sotto il profilo reddituale. I lavoratori dipendenti lombardi dichiarano in media 28.980 euro annui, il valore più alto tra le grandi regioni italiane. I pensionati si attestano invece a 24.280 euro.
Ma è soprattutto sul fronte delle attività economiche che la Lombardia mostra numeri di assoluto rilievo. I lavoratori autonomi dichiarano mediamente 82.410 euro l’anno, mentre le imprese in contabilità ordinaria raggiungono addirittura i 100.600 euro di reddito medio, uno dei valori più elevati a livello nazionale.
Anche le imprese in contabilità semplificata registrano risultati particolarmente consistenti, con un reddito medio di 39.410 euro annui. Si tratta di una cifra superiore del 36% rispetto al reddito medio dei lavoratori dipendenti lombardi. Un divario importante che conferma come il tessuto produttivo regionale continui a generare livelli di reddito elevati rispetto alla media italiana.
Se il primato della crescita percentuale tra redditi d’impresa e redditi da lavoro dipendente spetta alla Provincia autonoma di Trento (+65%), la Lombardia si colloca comunque tra le regioni con i redditi medi più elevati in assoluto. Un dato che riflette la forte concentrazione di attività produttive, professionali e imprenditoriali presenti sul territorio regionale.
La ricerca della CGIA rilancia inoltre una provocazione destinata a far discutere: l’abolizione del sostituto d’imposta. Attualmente sono i datori di lavoro a trattenere direttamente Irpef e contributi dalle buste paga dei dipendenti. Secondo l’associazione, un sistema in cui ogni contribuente fosse chiamato a dichiarare e versare personalmente le imposte potrebbe aumentare la consapevolezza del carico fiscale effettivo e ridurre alcuni pregiudizi nei confronti delle partite Iva. Una proposta che, tuttavia, comporterebbe anche un notevole aumento degli adempimenti burocratici per milioni di cittadini e che richiederebbe strumenti di controllo e semplificazione particolarmente efficaci.


















