MANTOVA – Il lavoro nero e il caporalato continuano a rappresentare una delle principali piaghe del mercato del lavoro italiano, ma la Lombardia si conferma la regione con i migliori indicatori del Paese per quanto riguarda l’incidenza dell’economia sommersa. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’ufficio studi della CGIA di Mestre, elaborata sui dati Istat relativi al 2023, che fotografa un fenomeno ancora molto diffuso soprattutto nel Mezzogiorno, ma presente anche nelle regioni del Centro-Nord.
Secondo lo studio, il valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare in Italia supera i 77 miliardi di euro all’anno e coinvolge oltre 2,6 milioni di lavoratori. Il tasso medio nazionale di irregolarità si attesta al 10%, mentre il lavoro nero genera il 4% del valore aggiunto complessivo dell’economia italiana.
A guidare la classifica negativa sono Calabria, Campania e Sicilia. La Calabria registra il tasso di irregolarità più elevato del Paese con il 17,9% degli occupati coinvolti e un’incidenza del lavoro sommerso pari all’8,3% del valore aggiunto regionale. Seguono Campania (14,4%) e Sicilia (14%).
All’estremo opposto si colloca invece la Lombardia, che pur contando il maggior numero assoluto di lavoratori irregolari (402.500, dato inevitabilmente legato alle dimensioni della sua economia), presenta la più bassa incidenza del lavoro nero sul valore aggiunto regionale: appena il 2,8%, il dato migliore d’Italia. Anche il tasso di irregolarità, pari all’8%, risulta nettamente inferiore alla media nazionale.
La ricerca della CGIA evidenzia come il fenomeno del lavoro sommerso sia particolarmente concentrato nei servizi alle famiglie, dove quasi un lavoratore su due opera in condizioni irregolari. Seguono l’agricoltura, con un tasso di irregolarità del 20,8%, e il comparto delle attività artistiche e di intrattenimento con il 20,3%. Anche turismo e ristorazione restano settori particolarmente esposti.
CAPORALATO, UNA MINACCIA CHE SI EVOLVE
Accanto al lavoro nero continua a destare preoccupazione il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera. Se tradizionalmente era associato soprattutto all’agricoltura e all’edilizia, oggi interessa anche logistica, assistenza domiciliare e perfino le piattaforme digitali, dove algoritmi e sistemi informatici possono arrivare a controllare e condizionare l’attività dei lavoratori.
Secondo la CGIA, lo sfruttamento lavorativo è spesso legato all’immigrazione irregolare, alla tratta di esseri umani e a condizioni di forte vulnerabilità sociale. Le vittime sono frequentemente immigrati, persone in difficoltà economica e donne.
I DATI MANTOVANI: NEL 2025 103 DENUNCE, 11 PER CAPORALATO E 14 PER MANODOPERA CLANDESTINA
In questo contesto assume particolare rilevanza l’attività svolta nella provincia di Mantova dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, impegnati quotidianamente nella tutela della dignità dei lavoratori e nella repressione delle forme di sfruttamento.
Nel corso del 2025 è stata portata a termine un’importante indagine condotta con il supporto del Nucleo Investigativo che ha portato all’arresto di quattro persone accusate di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L’inchiesta ha accertato lo sfruttamento di 60 lavoratori moldavi impiegati presso aziende agricole del territorio.
L’attività ispettiva ha inoltre prodotto numerosi risultati durante le campagne di controllo nei settori agricolo, manifatturiero ed edile. Complessivamente sono state denunciate 103 persone, delle quali 11 per episodi riconducibili al caporalato e 14 per l’impiego di manodopera clandestina. Sono stati inoltre emessi 64 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale a seguito delle irregolarità riscontrate.
Numeri che confermano come anche in un territorio economicamente solido e caratterizzato da una forte vocazione agricola e industriale il rischio di sfruttamento lavorativo non possa essere sottovalutato. Proprio per questo i controlli delle forze dell’ordine e degli organismi ispettivi rappresentano uno strumento fondamentale per tutelare i lavoratori e garantire condizioni di concorrenza leale alle imprese che operano nel rispetto delle regole.


















