MANTOVA – Settimana di ripresa per il melone mantovano, dopo un testacoda di una decina di giorni che ha mandato in tilt i mercati e rallentato i consumi, nonostante il grande caldo. Lo rileva Coldiretti Mantova, monitorando le principali piazze nazionali dei mercati all’ingrosso.
“Le variabili che ormai influenzano le dinamiche principali di domanda e offerta e di richiesta da parte del consumatore sono prevalentemente due – commenta Francesca Nadalini, produttrice di Sermide e vicepresidente della Op Sermide Ortofruit -. Parliamo del fattore meteo-climatico, che incide sulle quantità e sulla disponibilità di prodotto, e del potere d’acquisto dei consumatori. La stagione, nel complesso, è partita con una produzione positiva sia per qualità, grado zuccherino, quantità in campo”. Negli ultimi dieci giorni, però, il colpo di coda inaspettato. Prezzi finali dei meloni saliti alle stelle per una domanda sostenuta, ma, allo stesso tempo, una sovrapproduzione che nemmeno i consumi elevati sono riusciti ad assorbire. Inoltre, gli aumenti dei prezzi al consumatore sono stati così elevati che la richiesta si è bloccata, scatenando un forte raffreddamento dei listini.
Un quadro, spiega Andrea Costa, presidente di Coldiretti Felonica, “che alla fine ha penalizzato gli agricoltori, alle prese con costi di produzione in rialzo per gli aumenti di fertilizzanti, materie plastiche, energia, gasolio agricolo”. La tendenza dei mercati è tornata a volgere in positivo, con prezzi all’ingrosso che si aggirano fra 1 euro e 1,50 euro al chilogrammo per il melone retato e oltre i 2 euro al chilo per i meloni lisci. Cifre che salgono un altro po’ se si parla di melone mantovano Igp.
Resta l’incognita per le settimane a venire, frena Coldiretti Mantova. Le temperature elevate di questi giorni, accompagnate da una ridotta escursione termica notturna, rallentano le allegagioni del prodotto, con il rischio che fra un mese l’offerta di melone si riduca, proprio in una delle fasi in cui la stagionalità dei consumi attraversa la propria fase di picco. Almeno in linea teorica, visti i cambiamenti climatici che hanno abituato ormai a estati attraversate da anomalie frequenti.
Il cocomero
Una stagione al momento in parte diversa per l’anguria, altro frutto simbolo dell’estate. Paolo Bassi, produttore di cocomero e mini-cocomero con una settantina di ettari fra serre e campo aperto nel Sermidese, parla di qualità buona, produzione in campo in linea con gli altri anni, nell’ordine di 600 quintali per ettaro, ma anche di prezzi che si mantengono soddisfacenti, intorno ai 70-80 centesimi al chilo, sostenuti da consumi che stanno tirando”.
Nessuno sbalzo di mercuriali, grazie anche a un’offerta in linea al momento con le richieste di consumatori accaldati, in cerca di coniugare pasti leggeri, gusto con refrigerio, idratazione e Sali minerali. Tutte caratteristiche che angurie e, sempre più, mini-angurie, offrono.
“Al di là di una parte offerta intera, con pezzature di 10-12 chilogrammi e anche oltre – spiega Bassi – sia i negozi che la Gdo propongono le angurie già porzionate, a fette o in quarti, oppure in alcuni casi anche a cubetti in vaschetta. Soluzioni su misura di single e famiglie sempre più ristrette in chiave numerica”.
Boom anche per la mini-anguria. “Negli ultimi anni le vendite di mini-anguria sono per noi aumentate del 30%, spinte anche dall’export verso, in particolare, Austria e Germania, ma anche per la praticità nella gestione”. Piazza d’elezione? Milano e il Nord Italia in generale, con una quota destinata al Centro e Nord Europa.


















