MANTOVA – Il caldo intenso può rappresentare un rischio per la salute, soprattutto per le persone anziane, fragili o con particolari condizioni cliniche. Per questo ATS della Val Padana ha aggiornato anche per il 2026 la mappatura della popolazione maggiormente vulnerabile, uno strumento che consente di programmare interventi mirati e di attivare tempestivamente la rete territoriale.
Sul territorio dell’Agenzia sono 102.894 le persone con più di 74 anni (54.914 nel territorio cremonese, 47.980 in quello mantovano), considerate il principale target di riferimento per la valutazione del rischio. L’analisi tiene conto dell’età, della presenza di patologie croniche, dell’assunzione di particolari farmaci, di condizioni di fragilità sociale e di recenti ricoveri ospedalieri. Accanto agli anziani, l’attenzione è rivolta anche ad altre categorie vulnerabili: 4.596 bambini sotto l’anno di vita (2.443 nel cremonese, 2.153 nel mantovano) e una stima di 4.095 donne in gravidanza (2.243 nel cremonese, 1.852 nel mantovano), per i quali le elevate temperature possono comportare un maggiore rischio di disidratazione e complicanze.
La mappatura rappresenta però solo uno degli strumenti messi in campo da ATS Val Padana. Il cuore dell’attività dell’Agenzia è infatti la governance dell’intero sistema territoriale, affinché tutti gli attori coinvolti – aziende sociosanitarie, medici di medicina generale, servizi territoriali, enti locali e terzo settore – operino in modo coordinato e uniforme durante i periodi di maggiore criticità.
“La conoscenza della popolazione più fragile è il punto di partenza per costruire una prevenzione efficace – spiega Ilaria Marzi, Direttore Sociosanitario di ATS Val Padana –. La mappatura ci permette di individuare in anticipo le situazioni di maggiore vulnerabilità e di orientare l’organizzazione dei servizi. Il nostro compito è fare in modo che la rete territoriale, al ricevimento delle allerte meteo, sia pronta ad attivarsi con rapidità, prima che il caldo produca conseguenze sulla salute, garantendo una presa in carico tempestiva e integrata delle persone che ne hanno maggiormente bisogno”.
Oltre al monitoraggio, l’azione di ATS si sviluppa lungo altre tre direttrici. Il coordinamento del sistema di allerta e dei piani organizzativi territoriali, condivisi con le ASST, le Cure Primarie, i Comuni e gli enti del Terzo Settore, assicura protocolli operativi omogenei e una risposta tempestiva ai bisogni assistenziali. ATS è poi impegnata nella prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro, con particolare attenzione ai settori maggiormente esposti al caldo, come agricoltura, edilizia e cantieri, attraverso controlli, attività formative e momenti di confronto con le associazioni di categoria. Completa il sistema una costante attività di informazione e comunicazione sanitaria, realizzata attraverso il sito istituzionale (https://www.ats-valpadana.it/estate-sicura), i canali social, newsletter e materiali divulgativi, per diffondere comportamenti corretti e aumentare la consapevolezza dei cittadini sui rischi legati alle alte temperature.
Da luglio, inoltre, sono operativi sul territorio 5 Cold Spot, punti di assistenza climatizzati dedicati alla gestione delle situazioni a bassa complessità correlate agli effetti del caldo, attivati nelle Case di Comunità di Crema, Cremona, Soresina, Casalmaggiore e Mantova, offrendo ai cittadini un primo punto di valutazione clinico-assistenziale (tutte le informazioni per l’accesso ai Cold Spot sono reperibili al link https://www.ats-valpadana.it/cold-spot-punto-assistenza-climatizzato).
“Le ondate di calore non possono più essere considerate eventi eccezionali, ma una condizione con cui il sistema sanitario deve confrontarsi in modo strutturato – conclude Stefano Manfredi, Direttore Generale di ATS Val Padana –. L’esperienza maturata negli ultimi anni dimostra che la collaborazione tra istituzioni, sistema sanitario, enti locali e Terzo settore rappresenta un modello efficace. Il nostro obiettivo è continuare a rafforzare questa rete, investendo sulla prevenzione e sulla capacità del territorio di rispondere in maniera coordinata ai bisogni della popolazione, con particolare attenzione alle persone più fragili”.
















