MANTOVA – Il nuovo Piano nazionale per la Non Autosufficienza rappresenta un passo avanti, ma per garantire risposte adeguate alle persone anziane e alle loro famiglie servono più risorse, servizi realmente accessibili e una maggiore integrazione tra assistenza sociale e sanitaria.
È questa la valutazione della Federazione Pensionati (FNP) Cisl Asse del Po sul Piano nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno scorso, e sul conseguente Programma operativo approvato da Regione Lombardia.
Da un lato migliorano i criteri con cui il Fondo per le Non Autosufficienze viene ripartito tra le Regioni: saranno maggiormente legati alla presenza di popolazione anziana, titolari di indennità di accompagnamento e persone con disabilità grave. Dall’altro, rimangono alcuni nodi da sciogliere: la frammentazione tra servizi sociali e sanitari, la necessità di rafforzare l’assistenza domiciliare e la definizione delle prestazioni essenziali che devono essere garantite ai cittadini.
In Italia gli anziani non autosufficienti sono circa quattro milioni. Considerando anche familiari e operatori, sono complessivamente dieci milioni le persone coinvolte. Nei prossimi anni il numero degli ultra-ottantacinquenni è destinato ad aumentare del 30%.
Nel Mantovano, le persone con almeno 65 anni sono già quasi il 25% della popolazione. Gli ultranovantenni sono invece 6.320 in provincia e 962 residenti nel capoluogo. I dati sono elaborati su fonte Istat riferiti all’anno 2025. Secondo le previsioni, entro il 2030 gli over 65 potrebbero raggiungere il 27-28%. Nel 2024 si contavano, inoltre, circa 14 mila cittadini beneficiari di pensioni di invalidità, inabilità e indennità di accompagnamento.
Per il 2026 Fondo per le Non Autosufficienze dispone di 934 milioni di euro. Di questi, circa 300 milioni sono destinati ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali, mentre oltre 620 vengono assegnati alle Regioni senza specifici vincoli per lo sviluppo dei servizi. Le risorse saliranno ulteriormente nel 2027, ma si tratta di un aumento già programmato negli anni precedenti e ancora insufficiente rispetto alla crescita dei bisogni assistenziali.
Proprio il tema delle risorse è al centro dell’iniziativa di oltre 60 Organizzazioni, tra cui l’FNP Cisl, che hanno presentato al Governo la proposta di un Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza da inserire nella Legge di Bilancio 2027 che si discuterà in Parlamento quest’autunno.
Il Patto chiede di semplificare l’accesso alle prestazioni, rafforzare l’assistenza domiciliare e residenziale e avviare la riforma dell’indennità di accompagnamento. Per il 2027 l’investimento richiesto è di oltre un miliardo di euro.
“La valutazione della Cisl sul Piano per la Non Autosufficienza è in chiaro scuro, resta aperto il nodo delle risorse che sono ancora insufficienti”, commenta Cesira Chittolini, segretaria generale della FNP Cisl Asse del Po. “Per questo abbiamo aderito al Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza. Servono nuove risorse per garantire servizi adeguati a costi accessibili”.
“Oggi chi ha bisogno di assistenza – prosegue Chittolini – deve fare i conti con troppa burocrazia e, nel caso dei servizi residenziali, può attendere fino a otto mesi prima di trovare posto in una struttura o in una RSA. Inoltre, troppe famiglie faticano a sostenere le rette e rischiano di non poter garantire ai propri cari l’assistenza di cui hanno bisogno”.
“Tra le esperienze territoriali da consolidare – conclude la segretaria generale – c’è quella dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità, una figura che può seguire anziani fragili e persone con patologie croniche direttamente a domicilio, favorendo la prevenzione e ritardando l’ingresso in RSA. C’è, però, molto da lavorare anche su questo punto perché la carenza di personale sanitario limita la possibilità di garantire questo servizio a tutte le persone che ne avrebbero bisogno.”


















