MOTTEGGIANA – Il maestro scultore e pittore Andrea Iori e il cantastorie Wainer Mazza hanno unito, idealmente, le proprie capacità artistiche per rendere omaggio alla figura del cantastorie, personaggio che affonda le proprie radici nella notte dei tempi ma che continua a essere presente anche nel Mantovano e, ancor più diffusamente, in numerose regioni italiane.
Dal loro incontro sono nati un dipinto di notevoli dimensioni, realizzato da Iori, e una lirica composta da Mazza. L’opera pittorica, delle dimensioni di 130 per 80 centimetri e frutto di circa un mese di lavoro, propone una personale interpretazione del cantastorie attraverso richiami storici, simboli, invenzioni e allegorie caratteristiche dello stile dell’artista mantovano.
«Mantova può vantare da oltre trent’anni un concorso nazionale dedicato a questa arte senza tempo, forse unico nel suo genere. A Villa Saviola di Motteggiana convergono da tutta Italia alcune delle figure più rappresentative del mondo dei cantastorie, per rendere omaggio a Giovanna Daffini, che ancora oggi continua a ispirare gli interpreti della nostra epoca», spiega Wainer Mazza.
«Andrea Iori, artista che da tempo è protagonista a livello nazionale e ben oltre i confini italiani – continua – ci consegna un’opera straordinaria, nella quale la figura del cantastorie acquista nuovi significati e diventa una presenza viva, pronta a raccontarsi attraverso tratti, segni, invenzioni e allegorie proprie del maestro mantovano».
«Questa volta Iori non si è espresso attraverso una delle sue caratteristiche opere in terracotta, ma ha scelto criteri pittorici moderni, capaci di offrire una lettura quasi cosmica, talvolta complessa, sospesa tra estrosità, misticismo e realtà», prosegue il cantastorie di Motteggiana.
Mazza, protagonista diretto di questo mondo da oltre cinquant’anni, ha accompagnato il dipinto con una lirica ricca di riflessioni e considerazioni malinconiche su una società che si affida sempre più a espressioni artificiali ed è sempre meno sostenuta dalle pulsioni dell’anima e del cuore.
Nei versi finali del componimento, Mazza descrive così la figura del cantastorie: «Lui è popolo, confessore, misuratore di sentimenti, indagatore del sociale, testimone di vicende umane che porta alla luce con l’aiuto della voce, della musica e del canto, avendo come teatro la piazza, la strada e la sagra di paese».

















