Milano, peculato e falso: arrestati cinque agenti della Polizia locale

(Adnkronos) – Agivano come una “squadretta” i cinque agenti della polizia locale di Milano arrestati per peculato, arresto illegale e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale. Nella misura cautelare in carcere si contesta un solo episodio che riguarda l’aver sottratto 1.400 euro a un presunto pusher il 16 luglio scorso, ma sono diversi gli episodi su cui si indaga. 

La misura cautelare per il gruppo, “sospettato di aver agito più volte con lo stesso modus operandi”, è scattata per il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di reiterazione del reato. Il gip Elio Sparacino interrogherà domani pomeriggio a San Vittore i cinque arrestati, una ufficiale e quattro agenti che si trovano nel reparto protetti del carcere di San Vittore. Si tratta degli agenti della polizia locale Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone, Rosario Piscopo e la commissaria Ilenja Sabato. 

 

E’ la visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza, chieste dalla difesa dell’arrestato, scrive il gip nell’ordinanza, che hanno “dimostrano in maniera incontrovertibile la veridicità delle dichiarazioni” rese dal pusher che, con la sua denuncia, ha fatto arrestare cinque agenti della polizia locale di Milano. La presunta “squadretta” milanese avrebbe programmato ogni cosa “nei minimi particolari”: prima avrebbe scelto l’acquirente a cui il pusher vende 500 grammi di hashish, quindi non potendo operare nel comune di Corsico ha “progettato di spostarsi con due auto civetta”, la prima guidata dall’acquirente senza “alcun diverso titolo per porsi alla guida di un’auto in uso al corpo di polizia locale” e l’altra dagli agenti. 

Le immagini restituiscono in maniera “chiara” le fasi della cessione nel parcheggio di viale Liberazione a Corsico, l’arresto in flagranza dello straniero e i “gravi indizi” contro i cinque ‘colpevoli’ di aver “artatamente confezionato una serie di atti, il verbale di arresto e gli ulteriori verbali, al fine di far apparire l’arresto come legittimamente avvenuto in territorio di loro competenza” scrive il giudice. Ciò che gli agenti arrestati ‘dimenticano’ di scrivere – oltre alla somma di 1.450 euro sequestrata al pusher di cui non c’ traccia nei verbali – è che “è stata effettuata una cessione organizzata dagli indagati nei minimi dettagli al solo fine di trarre in arresto un soggetto che loro sapevano avere precedenti per reati della stessa specie”, scrive il gip di Milano Sparacino. 

Dagli atti emerge che nel maggio scorso una squadra guidata dalla commissaria Sabato aveva effettuato una perquisizione a casa del fratello dell’acquirente ‘assoldata’ il 16 luglio dagli agenti, perché era stato segnalato da fonti confidenziali che in casa avvenisse cessione di droga, “perquisizione conclusa con esito negativo”. Per il giudice per le indagini preliminari la “gravità” delle ‘divise’ emerge anche, “con estrema chiarezza, se solo si pensa che soltanto grazie alla produzione dei documenti falsi” il pusher “è stato sottoposto – da un giudice naturalmente ignaro e che si è affidato alla veridicità di quanto dichiarato dai pubblici ufficiali indagati – alla misura della custodia cautelare in carcere per un periodo di tempo non irrisorio”. 

Soltanto la collaborazione tra la difesa della persona offesa e la Procura ha permesso di svelare la verità sugli arrestati che “facendo spregio delle più basilari regole di deontologia e correttezza professionale, hanno confezionato una serie di atti falsi da sottoporre all’attenzione dell’autorità giudiziaria in una fase processuale in cui, gli atti redatti dalla polizia giudiziaria operante costituiscono l’unico elemento a supporto delle richieste dell’accusa”.