Roverbella, il ristorante La Rovere chiude dopo oltre 70 anni di tradizione e accoglienza

ROVERBELLA – Per Antonella Marazzi, 65 anni, non è solo la chiusura di un’attività: è la fine di un mondo, di una storia familiare lunga quattro generazioni. Tutto è partito nel 1955 con la prima osteria poi nel 1967 è nato l’albergo ristorante La Rovere, diventato un punto di riferimento del paese, ma che ha abbassato le serrande la scorsa settimana. Una decisione sofferta che per Antonella, da tre anni in pensione, significa separarsi da ciò che ha rappresentato la sua identità, la sua quotidianità, la sua infanzia. La Rovere non era solo un lavoro: era casa, famiglia, memoria. E ora che le luci si sono spente, resta un silenzio che pesa più di quanto immaginasse.

Un addio che pesa come un lutto

«Mi vien da piangere», confessa mentre svuota le ultime stanze. «Qui ho passato tutta la mia vita». Antonella ricorda quando, a sei anni, aiutava la madre a chiudere i tortelli: «Mi aveva messo un seggiolino per arrivare al tavolo. Se sbagliavo, mi dava un buffetto sulle mani per farmi rifare tutto».
Per lei chiudere non è un gesto amministrativo, ma un dolore profondo: «Mi manca il rumore della sala, il tintinnio dei bicchieri, il vociare dei clienti. Nel mio ristorante tante coppie hanno fatto il loro pranzo di nozze, hanno festeggiato il Battesimo dei figli oltre a Cresime e Comunioni senza contare i tanti anniversari. È come essere in lutto».

Una storia che parte dai nonni

La famiglia Marazzi proveniva da Goito e ha aperto in un locale in affitto un’osteria dove oggi sorge la pizzeria Stella in via Benati. Sono rimasti fino al 1967 poi i genitori di Antonella hanno investito nella costruzione dell’albergo ristorante La Rovere. «All’epoca era l’unica osteria del paese – racconta Antonella – si mangiava l’uovo sodo col piculin di vino bianco. Si facevano risottate. Dietro c’era il campo da bocce, dove venivano portati litri e mezzi litri che si giocavano nelle gare. Quando poi i miei genitori hanno aperto il ristorante si preparava solo pasta fresca fatta a mano, agnoli, tortelli e poi secondi piatti con luccio o capriolo con polenta».
Da lì, la crescita: i genitori, poi Antonella, poi i figli. Ma nessuno ha voluto raccogliere il testimone.  «Troppo lavoro, troppo impegnativo – Qui non si lavorano le classiche otto ore, ma molte di più. Per 25 anni ho gestito da sola il ristorante insieme al personale che ho assunto e che poi è diventato sempre più difficile da reperire. Non ce la facevo più».

Dall’albergo ristorante a struttura per anziani autosufficienti

L’albergo non resterà vuoto. Dopo i lavori di riqualificazione, sarà gestito dalla Cooperativa La Quercia onlus di Roverbella, che lo trasformerà in una struttura destinata ad anziani autosufficienti, a servizio del territorio. I posti a disposizione dovrebbero essere circa 12, tanti quante sono state finora le camere dell’albergo, ciascuna dotata di bagno privato. Le sale del ristorante verrebbero invece riconvertite in sala mensa e spazi comuni. Non si tratterà di una struttura sanitaria, ma di una realtà con una forte vocazione sociale. In questo modo, un luogo per tanti anni dedicato all’accoglienza continuerà a mantenere la sua vocazione, seppure in una forma diversa. Del resto, il rovere è un legno di quercia: quasi un simbolico passaggio di testimone tra il passato dell’albergo-ristorante e la sua nuova funzione.