MANTOVA – Un’atmosfera vibrante d’emozione e magia ha avvolto piazza Leon Battista Alberti per il gran finale di “MantovaMusica – Le Bellezze Ritrovate”: tra prosa e note incantate, lo spettacolo “Il futuro è tra mezz’ora” ha restituito la geniale complessità umana e artistica di Lucio Dalla, trasformando uno degli angoli più suggestivi della città in un palcoscenico di pura poesia, di fronte a un pubblico numerosissimo in una serata da tutto esaurito, scandita da calorosi applausi.
Lo spettacolo, produzione firmata International Music and Arts nato da un’idea di Luca Gnudi, è un omaggio alle ultime 24 ore di vita del grande cantautore bolognese. A guidare il pubblico in questa dimensione sospesa, la voce colta e appassionata di Federico Buffa, capace di abbandonare il commento sportivo per sposare la prosa teatrale con straordinaria carica emotiva, i due musicisti, Alessandro Nidi, al pianoforte ed Emanuele Nidi voce e chitarra, due narratori che hanno scritto e interpretato lo spettacolo e il romagnolo Cesare Pomarici, professore e attore. Il racconto riavvolge il nastro del tempo fino al 29 febbraio 2012, riportandoci allo Stravinsky Auditorium per il Montreux Jazz Festival: l’ultimo, leggendario concerto prima della scomparsa improvvisa del cantautore bolognese. In piazza Leon Battista Alberti, già di per sé scenografia naturale, l’allestimento si fa essenziale: quattro performer e un paio di leggii, per lasciare spazio assoluto alla forza evocativa delle parole e della musica. 
Il viaggio a ritroso ripercorre i brani di quella storica scaletta al Montreux Jazz Festival, illuminandoli di una luce nuova attraverso l’intreccio tra rievocazione storica, aneddoti inediti e genesi segrete delle canzoni, spogliando i brani di ogni orpello, facendone risplendere la melodia originale. Affiora così anche il legame con Giacomo Leopardi, maestro silenzioso e faro guida dell’intero percorso umano e poetico di Dalla.
Dalle pieghe del racconto riaffiora anche la storia di capolavori senza tempo come “4/3/1943”, firmata da Paola Pallottino ma sentita da Dalla come una seconda pelle, o il viscerale amore per il mare, elemento d’ispirazione pura che lo spinse a trasferirsi alle Isole Tremiti, culla creativa per brani immortali. La narrazione attraversa poi la vita inquieta e appassionata di Dalla, la tensione socio-politica degli anni ’70, il Festival di Sanremo segnato dalla tragica scomparsa di Luigi Tenco, fino ai periodi di fermento socio politico che il cantautore visse con profonda sofferenza. Emergono così le matrici inaspettate di grandi classici, come l’influenza del cantautore brasiliano Chico Buarque nella genesi de “L’anno che verrà”, fino al toccante finale affidato a “Caruso”: quasi un presagio di eternità, risuonato come ultima canzone in scaletta in quella notte svizzera. Il titolo stesso racchiude l’essenza dello spettacolo: “Il futuro è tra mezz’ora”, la celebre frase con cui Dalla raccontava la sua urgenza di vivere, quella fame di presente e quel bisogno viscerale di guardare sempre avanti, sfidando l’ignoto a passo di musica. (e.r.)
















