Cessi e l’antifascismo cattolico: Telò racconta nel libro il maestro assassinato, traslate le spoglie

CASTEL GOFFREDO – La sala consiliare del Municipio di Castel Goffredo era gremita ieri pomeriggio per la presentazione di “Un omicidio mantovano”, il libro con cui lo storico mantovano don Giovanni Telò ricostruisce la vita e l’uccisione di Anselmo Cessi, maestro, esponente del movimento cattolico e antifascista assassinato proprio a Castel Goffredo il 19 settembre 1926. Una data particolarmente significativa: l’incontro si è infatti tenuto nel giorno esatto del centenario della sua morte.
Più che una semplice presentazione del volume, quella ospitata in Municipio è stata l’occasione per un ampio e interessante confronto storico tra Telò e Giorgio Vecchio, già docente di Storia contemporanea in diverse università, tra cui Parma, Cattolica e Iulm, nonché presidente del Comitato scientifico della Fondazione don Primo Mazzolari. Sollecitati dalle domande della giornalista Monica Bottura, direttore di Mantovauno, i due storici hanno ripercorso le molte sfaccettature della figura di Cessi, inserendone l’azione nel complesso quadro politico, sociale e religioso tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Ne è emersa la figura di un “cristiano laico a tutto tondo”: maestro, dirigente dell’associazionismo cattolico, impegnato in politica, nella prima DC di inizio novecento poi nelle file del Partito Popolare e attivo nella Cassa rurale. Un uomo che aveva fatto dell’impegno educativo e sociale una parte fondamentale della propria esperienza pubblica.

Il cattolicesimo sociale nella provincia “più rossa d’Italia”

Uno dei temi centrali del confronto è stato quello del cattolicesimo sociale, indispensabile per comprendere non soltanto Cessi ma anche la particolare realtà di Castel Goffredo e di alcuni centri dell’Alto Mantovano. Il quadro generale era quello di una provincia profondamente segnata dalla forza del movimento socialista. Alle elezioni del 1919 Mantova risultò la provincia “più rossa d’Italia”, con il Psi al 68,3 per cento, mentre il giovane Partito Popolare raggiunse il 12,3 per cento. Eppure Castel Goffredo rappresentava una realtà particolare, dove il movimento cattolico era riuscito a conquistare uno spazio significativo e a creare attorno alla parrocchia una rete sociale molto forte.
Telò e Vecchio hanno così ripercorso il ruolo svolto dai parroci di Castel Goffredo, capaci di avvicinare centinaia di giovani alla vita parrocchiale in anni caratterizzati da un forte anticlericalismo. Prima quello socialista, che proprio a Castel Goffredo non riuscì ad attecchire come in altre zone della provincia, e successivamente quello fascista. Ma quel cattolicesimo non si esauriva nella pratica religiosa. Il concetto di “parrocchia sociale” si traduceva nella nascita di casse rurali, società di mutuo soccorso, cooperative, associazioni e iniziative educative, creando una rete capace di incidere concretamente sulla vita della comunità. Importante, in questo percorso, anche l’influenza esercitata dal cattolicesimo sociale bresciano sull’Alto Mantovano. Cessi fu uno dei protagonisti di quel mondo. La sua attività passava dalla scuola all’associazionismo, dalla politica all’impegno nella Cassa rurale, ma fu soprattutto l’educazione dei giovani a trasformarsi progressivamente in uno dei principali terreni di scontro con il fascismo.

La battaglia per i giovani e lo scontro con il fascismo

Proprio su questo aspetto si è concentrata una parte significativa dell’incontro. A Castel Goffredo esisteva infatti una solida rete educativa cattolica. Dall’altra parte il fascismo puntava sempre più al controllo della formazione delle nuove generazioni, anche attraverso la neonata Opera nazionale Balilla. La concorrenza sull’educazione della gioventù assunse così un valore non soltanto religioso, ma anche politico e sociale. Per il fascismo il controllo dei giovani era un terreno fondamentale, mentre il mondo cattolico difendeva i propri spazi educativi e associativi.Fu in questo clima che maturò la decisione di punire Cessi. Un’aggressione che si trasformò in un omicidio, rimasto impunito. Tanti gli applausi che hanno accompagnato i passaggi dell’incontro, aperto dai saluti del vicesindaco Davide Ploia e di Antonio Pavesi, consigliere di zona per l’area di Castel Goffredo del Credito Padano, che ha sostenuto la pubblicazione del volume.
Con “Un omicidio mantovano” Telò torna così ad affrontare il tema dell’antifascismo dopo “Cattolici e ribelli. Storie della Resistenza nel Mantovano (1943-1945)”, spostando questa volta lo sguardo agli anni Venti e a quell’antifascismo dei cattolici che, prima ancora della Resistenza, dovette fare i conti con intimidazioni, pestaggi e devastazioni delle proprie sedi da parte dello squadrismo fascista. Una violenza che in diversi casi arrivò fino all’omicidio, come accadde ad Anselmo Cessi.

Le spoglie di Cessi traslate nella chiesa di Sant’Erasmo

La giornata dedicata al centenario si è conclusa nella chiesa parrocchiale di Sant’Erasmo, dove è stata celebrata la messa e, in occasione dei cento anni dall’uccisione, sono state traslate le spoglie di Anselmo Cessi, dando alla commemorazione anche un forte significato per la comunità di Castel Goffredo.

La traslazione delle spoglie di Anselmo Cessi nella chiesa parrocchiale in 
occasione del centenario dell’omicidio