In sei anni il Mantovano ha perso 206 bar: quasi uno su cinque

Bar, negozi e parrucchieri in Lombardia,

MANTOVA – In sei anni nel Mantovano sono spariti 206 bar. È il dato che emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio Economico di Confesercenti su dati Infocamere, secondo cui le imprese del comparto in provincia sono passate dalle 1.088 del 2019 alle 882 del 2025, con una riduzione netta del 18,9%. Una contrazione superiore sia alla media lombarda, che nello stesso periodo si è attestata al 17,5%, sia a quella nazionale, pari al 14,2%. Il fenomeno riguarda anche il capoluogo: nel Comune di Mantova i bar sono passati da 252 a 196, con una diminuzione del 22,2%. In altre parole, in sei anni ha chiuso oltre un bar su cinque.

Il dato colloca la provincia di Mantova al terzo posto in Lombardia per intensità della diminuzione, dopo Sondrio, con il 29,1%, e Lecco, con il 20,7%. La contrazione, secondo Confesercenti, interessa sia il capoluogo sia i centri più piccoli, contribuendo alla progressiva riduzione della rete degli esercizi di prossimità. L’analisi precisa che si tratta della variazione netta del numero di imprese tra il 2019 e il 2025 e non del numero complessivo di singole chiusure avvenute nel periodo.

Secondo una stima elaborata dall’associazione, la riduzione della rete dei bar avrebbe inoltre conseguenze sull’economia locale: 16,8 milioni di euro di ricchezza territoriale in meno nel solo Comune di Mantova e 61,8 milioni considerando l’intera provincia. La stima tiene conto degli effetti della diminuzione dell’attività economica sui consumi, sulle filiere locali di fornitura, sull’occupazione e sul gettito fiscale. «Il dato che emerge dall’indagine deve farci riflettere non soltanto come rappresentanti delle imprese, ma come comunità», afferma Davide Guerra, presidente di Confesercenti Mantova. Per Guerra il bar, soprattutto nei centri più piccoli, rappresenta anche un luogo di incontro e di relazione. «Quando chiude un’attività di prossimità – aggiunge – non perdiamo soltanto un’impresa. Perdiamo un servizio, un punto di riferimento e un pezzo di socialità».

A pesare sulla tenuta delle attività, secondo Confesercenti, è una combinazione di fattori. Stefano Solci, referente territoriale Pubblici Esercizi dell’associazione, indica da una parte la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e dall’altra l’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime, degli affitti e del personale. Per i bar, caratterizzati spesso da uno scontrino medio contenuto, l’aumento dei costi lascia margini sempre più ridotti per assorbire gli incrementi senza intervenire sui prezzi o sulla redditività dell’attività.

«Quello che in passato le imprese riuscivano in qualche modo ad assorbire oggi non è più sostenibile», sostiene Solci, che richiama anche altri elementi: il cambiamento delle abitudini di consumo, gli effetti dello smart working sui centri urbani e la difficoltà nel reperire personale. Il problema, secondo l’associazione, riguarda anche il ricambio generazionale. Con margini più ridotti e costi di gestione più elevati, diventa più difficile non solo mantenere un’attività, ma anche trovare nuovi imprenditori disposti a rilevarla e a investire.

Confesercenti ritiene quindi che non siano sufficienti misure di sostegno destinate esclusivamente a compensare le difficoltà. L’associazione chiede condizioni che favoriscano gli investimenti, l’innovazione e il miglioramento dei locali e dei servizi, oltre a interventi capaci di facilitare il ricambio generazionale. Il tema viene collegato anche alla proposta di legge per il sostegno al commercio e ai servizi di prossimità e alla relativa raccolta firme. «I numeri che presentiamo oggi spiegano perché sia necessario intervenire sul tema della desertificazione commerciale prima che il fenomeno diventi ancora più difficile da invertire», concludono Guerra e Solci, invitando cittadini e istituzioni a conoscere e sostenere la proposta.