Palazzo d’Arco presenta Naturae: in mostra le collezioni scientifiche dell’Ottocento mantovano

MANTOVA – La figura del conte Luigi d’Arco torna protagonista a Palazzo d’Arco con la mostra “Naturae – Collezioni scientifiche”, un viaggio nella cultura scientifica ottocentesca tra modelli in cera, reperti rari e xilografie giapponesi. La mostra racconta i diversi modi di osservare, studiare e rappresentare il mondo naturale, intrecciando collezioni, indagini scientifiche e sensibilità artistica. L’esposizione, dal 3 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 al Museo di Palazzo d’Arco, è curata da Stefania Accordi, con il patrocinio del comune di Mantova e in collaborazione con il Liceo Virgilio di Mantova e Alkémika Cooperativa Sociale onlus. L’evento offre un’occasione rara per conoscere e vedere da vicino alcuni storici materiali scientifici normalmente non accessibili al pubblico: strumenti e apparati provenienti dalle collezioni di fisica e di storia Naturale del Liceo Virgilio, accanto a un importante prestito del Castello del Buonconsiglio – Monumenti e collezioni provinciali di Trento.

Dedicata alla figura del naturalista Luigi d’Arco (1795-1872) e alla cultura scientifica mantovana dell’Ottocento, la mostra restituisce al pubblico la curiosità, lo spirito di osservazione e la meraviglia che accompagnavano la ricerca scientifica dell’Ottocento, attraverso un percorso che racconta diversi modi di osservare, studiare e rappresentare il mondo naturale. Protagonista il conte d’Arco, figura di rilievo della cultura scientifica lombarda del XIX secolo, che nel proprio palazzo seppe intrecciare interessi scientifici, collezionismo e sensibilità artistica con la vita dei salotti aristocratici e dei circoli culturali dell’epoca. Studioso dai molteplici interessi, d’Arco si occupò di botanica, malacologia, geologia, paleontologia, osteologia, ornitologia ed entomologia, secondo una concezione unitaria della natura influenzata dal pensiero di Alexander von Humboldt.

Centrale fu la botanica: d’Arco esplorò a lungo il territorio mantovano, raccogliendo e catalogando esemplari destinati al suo vasto erbario e confrontandosi con altri studiosi attraverso scambi di campioni e informazioni. La sua attività scientifica rivela inoltre uno stretto rapporto tra osservazione e rappresentazione figurativa. Nei taccuini, negli schizzi e negli acquerelli, il disegno non è semplice esercizio estetico, ma diventa uno strumento di indagine utile a fissare forme, proporzioni, colori e caratteristiche di ciò che veniva osservato sul campo, per poi approfondirne lo studio nella ricca Biblioteca di Palazzo. La mostra restituisce la figura di Luigi d’Arco come osservatore instancabile e studioso capace di unire ricerca, collezionismo e sensibilità figurativa, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire una pagina significativa della storia scientifica e culturale mantovana.

Il salotto scientifico tra indagine e stupore

Nelle sale del museo il percorso si apre al fascino delle dimostrazioni scientifiche che animavano i salotti dell’Ottocento, attraverso la presenza di una macchina elettrostatica a strofinio con disco di vetro, appartenuta al conte Luigi d’Arco e di alcuni apparati ideati per mostrare gli effetti dell’elettricità statica provenienti dalla collezione di fisica del Liceo Virgilio. Anche questi strumenti, normalmente non visibili al pubblico, consentono di ricostruire la dimensione spettacolare e insieme divulgativa della scienza ottocentesca. I fenomeni elettrici suscitavano curiosità e stupore e trovavano spazio non soltanto nei laboratori e nelle accademie, ma anche nelle dimore aristocratiche, dove le dimostrazioni scientifiche diventavano parte della vita dei salotti e offrivano anche alle donne l’occasione di avvicinarsi alle scienze sperimentali, in un’epoca in cui il loro accesso alle università e alle accademie era ancora fortemente limitato.

La rappresentazione della natura: Funghi proibiti

Uno dei nuclei più significativi della mostra è dedicato al mondo dei funghi e alla vivace stagione degli studi micologici nella Mantova dei primi decenni dell’Ottocento. Per la prima volta vengono esposti gli schizzi a matita e gli acquerelli realizzati da Luigi d’Arco tra il 1826 e il 1827, nei quali rigore scientifico e abilità artistica si fondono con particolare efficacia. Le opere sono poste in dialogo con gli studi di Giuseppe Bendiscioli e Paolo Barbieri e con i preziosi modelli di funghi in cera realizzati dall’artigiano milanese Ignazio Pizzagalli, oggi conservati nelle Collezioni di Storia Naturale del Liceo Virgilio di Mantova. Si tratta di materiali di particolare interesse anche per la loro funzione didattica: attraverso la riproduzione fedele delle diverse specie fungine, i modelli permettevano di esercitarsi nel riconoscimento dei funghi e nella distinzione tra quelli commestibili e quelli pericolosi.

L’arte della seta fra scienza e moda

Un ambito particolarmente indagato dal conte d’Arco e dai naturalisti del suo tempo fu la bachicoltura e la tecnica di produzione della seta, materiale principe del guardaroba aristocratico. Il trentino Giuseppe Grazioli fu sostenitore di questo interesse spingendosi sino in Giappone per apprendere le tecniche orientali per l’allevamento del baco da seta e per contrastare le malattie che decimavano la bachicoltura europea nell’Ottocento. Esemplare è l’opera di Amano Masanori (1784 – 1861) con le xilografie di Utagawa Sadahide (1807 – 1878/9) acquistata dal Grazioli per acquisire le competenze per selezionare ed importare sementi giapponesi sane da reintrodurre in Trentino. L’opera Yōsan zukai – L’allevamento del baco da seta illustrato (Castello del Buonconsiglio Monumenti e collezioni provinciali, Trento) si apre con la raffigurazione della divinità Amaterasu, la dea del Sole a cui sono attribuiti tradizionalmente i doni del riso, del frumento, della seta e l’invenzione del telaio. Sono qui inoltre esposti due capi eccezionali ed inediti del guardaroba dei conti d’Arco: il Cappotto trapuntato con nappe, databile al 1865 ca., appartenuto alla moglie di Luigi d’Arco, la Contessa Giovanna de Capitani d’Arzago, e la Marsina ricamata da rappresentanza della Congregazione municipale della città di Mantova, databile alla prima metà del XIX secolo e appartenuta probabilmente al conte Carlo d’Arco.

La bachicoltura fu un’attività di grande importanza nella storia economica della città. Attraverso pubblicazioni, disegni e documenti, la mostra racconta la coltivazione dei gelsi, l’allevamento del baco da seta e i rapporti commerciali con il Giappone, da cui nell’Ottocento giungevano anche uova selezionate di ‘Bombyx mori’ destinate agli allevatori italiani.

 

Info e biglietti:

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