MANTOVA – Il tetto ai prezzi introdotto da Eni, con la benzina a un massimo di 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19, seguito dalle iniziative di altre compagnie, ha aperto un problema per gli operatori indipendenti, le cosiddette “pompe bianche”. Il punto, spiegano dalla categoria, è poter acquistare il carburante a condizioni che consentano di competere senza azzerare i margini o vendere in perdita. Una preoccupazione che, anche nel Mantovano, si traduce nella richiesta di un intervento del governo, anche alla luce di aumenti medi dei carburanti arrivati a toccare il 20% in un anno.
«A livello nazionale abbiamo chiesto al Governo un incontro per capire come tutelare i gestori che non rientrano nello sconto», afferma Franca Tasinato Frasson, presidente di Figisc Confcommercio Mantova. L’80% dei distributori, comprese alcune pompe bianche e medie aziende si è adeguato al taglio dei prezzi, seppure spesso, come vedremo, senza possibilità di fare margini: resta quindi il problema di come sostenere chi non riesce a seguire i ribassi.
Per i gestori anche delle grandi compagnie petrolifere, inoltre, le oscillazioni dei prezzi hanno avuto conseguenze immediate sul valore del carburante già acquistato. Tasinato Frasson ricorda quanto accaduto nei mesi scorsi il taglio delle accise: «Chi aveva le cisterne piene ci ha perso anche 15mila euro».
Ancor più articolata e complessa la situazione delle pompe bianche, ovvero quelle attività che hanno spesso una sola stazione di servizio a conduzione familiare: sono circa 10mila sul totale di 22mila distributori presenti sul territorio italiano. Negli anni e fino a poche settimane fa, avevano svolto un ruolo importante per mantenere competitivi e calmierati i prezzi. Ma ora si trovano paradossalmente, a causa del taglio dei prezzi operato dalle maggiori compagnie, ad essere in alcuni casi i più cari (non di poco) e di finire quasi fuori mercato.
A scattare l’esatta fotografia della situazione è Enos Righi, storico esercente mantovano del settore ed ex presidente di Figisc Mantova, titolare di una pompa bianca a conduzione familiare in via Parma a Mantova. Sul gasolio riesce a tenere il passo degli sconti delle grandi compagnie, ma senza guadagnare nulla. Sulla benzina, invece, scendere a 1,99 euro al litro significherebbe perdere 14 centesimi per ogni litro venduto. Attività come la sua sono strette tra i prezzi delle forniture e quelli praticati dai grandi marchi. E lancia un allarme: «In 60 anni non ho mai visto una situazione simile, le grandi compagnie stanno facendo concorrenza sleale. Se queste condizioni perdureranno da qui a fine anno, molte attività chiuderanno i battenti».
Righi insiste soprattutto sulla differenza tra il prezzo esposto al pubblico e quello richiesto agli indipendenti per acquistare il prodotto. A determinare il costo delle forniture, spiega, non è soltanto l’andamento del petrolio. Il riferimento è quello dei prodotti già raffinati, benzina e gasolio, attraverso le quotazioni Platts dell’area mediterranea. «I nostri fornitori applicano quel prezzo, più uno spread che attualmente non ci permette di praticare gli stessi prezzi». Un meccanismo sul quale pesa anche la carenza di capacità di raffinazione europea.
Anche il mondo delle pompe bianche comprende realtà diverse: «Tra queste ci sono diversi retisti, mini-compagnie petrolifere, e alcune catene di supermercati con distributore, che hanno ottenuto all’ingrosso gli stessi sconti delle maggiori compagnie. Ma anche loro, non avendo accumulato extraprofitti, sono in oggettiva difficoltà, pur avendo maggiore possibilità di resistere alla situazione».
La richiesta è dunque che i ribassi arrivino anche alle forniture destinate agli indipendenti, nel cosiddetto mercato extrarete. «Ci rivolgiamo ai depositi delle compagnie petrolifere chiedendo lo stesso sconto, ma sono restii a concederlo. Il governo dovrebbe convincere le compagnie a praticare lo sconto anche a questo mercato – afferma Righi – per evitare la scomparsa delle pompe bianche».
















