BOZZOLO – Quattro appuntamenti per ridere, riscoprire il dialetto e mantenere viva la memoria del territorio. A Bozzolo – nello specifico presso la sala civica di piazza Europa – torna la rassegna dialettale d’autunno organizzata dalla compagnia teatrale Le Bretelle, con il patrocinio del Comune e la collaborazione del Circolo Arci locale. In programma quattro spettacoli, tutte le domeniche dall’8 al 29 novembre, con inizio alle 17 nella sala civica di piazza Europa 19.
Sul palco si alterneranno le compagnie I Bei Putei di Acquanegra sul Chiese, Il Teatrino di Castel Goffredo, Gli Amici di San Biagio di Bagnolo San Vito e Verderam di Rodigo. La rassegna è sostenuta anche dai Supermercati Migross e dal Centro Servizi Negri. Quest’anno Le Bretelle non presenteranno una propria commedia, perché l’attenzione è già rivolta al prossimo anniversario della compagnia. Nel 2027 ricorreranno infatti i trent’anni dalla fondazione e il gruppo sta preparando un’opera inedita, pensata per celebrare la ricorrenza e sorprendere il pubblico.
Accanto alla passione per il palcoscenico, la compagnia porta avanti un obiettivo culturale: preservare il dialetto e le espressioni tradizionali che raccontano la storia e le abitudini della comunità. «Come Le Bretelle abbiamo deciso di portare sempre più a fondo la rappresentazione della commedia dialettale – spiega Ermanno Maioli, regista e coordinatore della compagnia – perché notiamo un sempre maggiore numero di ragazzi che non conoscono il dialetto o, nel migliore dei casi, lo parlano storpiato e non hanno più la memoria dei detti tradizionali del nostro idioma locale con i relativi significati».
Per Maioli, il dialetto custodisce un patrimonio che va oltre le parole: richiama i mestieri artigianali, il lavoro agricolo, la gastronomia e, più in generale, la memoria collettiva di un territorio. Un patrimonio che rischia di scomparire insieme alle espressioni e alle conoscenze legate alla vita di un tempo. Tra gli esempi citati dal regista c’è «sta’ mia fa al quarantot», equivalente del nostro “non fare il quarantotto”, utilizzato per invitare a non creare confusione e collegato al caos della prima guerra d’indipendenza italiana. Oppure «sta’ mia purtà la pita al gal», letteralmente “non portare la tacchina al gallo”, un modo di dire che invita a non mettere insieme cose incompatibili.
Il patrimonio da salvaguardare comprende anche i nomi di utensili, mezzi di trasporto e professioni ormai scomparsi dalla quotidianità. La rassegna diventa così non soltanto un’occasione di intrattenimento, ma anche uno spazio per tramandare un linguaggio e un’identità che rischiano di perdersi con il passare delle generazioni.
















