Il 29 settembre ricorre la Giornata Mondiale del Cuore, l’iniziativa della World Heart Federation dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Un capitolo spesso trascurato riguarda quello che succede dopo un evento cardiaco: la riabilitazione fisica è solo una parte del percorso, perché a essere colpita è spesso anche la sfera emotiva del paziente. In questa fase delicata, un confronto regolare con un medico online può aiutare a gestire sia la terapia sia le paure che inevitabilmente l’accompagnano.
La paura della ricaduta è più comune di quanto si pensi
Chi ha vissuto un infarto convive spesso, nei mesi successivi, con un timore costante: che l’evento possa ripetersi da un momento all’altro. È una reazione comprensibile, ma che va affrontata con lo stesso rigore riservato alla terapia farmacologica, perché uno stato di ansia cronica non gestito può a sua volta influire negativamente sul sistema cardiovascolare, alimentando un circolo che è importante interrompere il prima possibile con un supporto adeguato.
La terapia, dopo l’evento, continua a lungo
Nella fase successiva a un evento cardiaco, la gestione clinica prevede spesso una terapia di lungo termine per ridurre il rischio di nuovi episodi, in particolare quando è coinvolta un’aritmia come la fibrillazione atriale. Una linea guida pubblicata dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Association raccomanda un approccio che integri il controllo del ritmo cardiaco, la prevenzione del rischio tromboembolico attraverso farmaci anticoagulanti come l’eliquis e un percorso di accompagnamento del paziente nel tempo, non solo nella fase acuta. È un impianto che, implicitamente, riconosce quanto la costanza della cura — anche psicologica — sia parte integrante della prognosi.
Riprendersi il proprio cuore, anche mentalmente
Una revisione pubblicata sulla rivista Maedica sulla sindrome di Takotsubo, condizione che pure origina da un forte trauma emotivo, ricorda che nella maggior parte dei casi il recupero fisico avviene entro poche settimane: è la fiducia nel proprio corpo, spesso, a richiedere più tempo. Su MantovaUno seguiamo con attenzione i temi legati alla salute del nostro territorio, e in occasione della Giornata Mondiale del Cuore vogliamo ricordare che la riabilitazione cardiologica funziona meglio quando include anche l’ascolto delle paure del paziente, non solo il controllo dei suoi parametri clinici.
Il ruolo della famiglia, in questa fase
Anche chi sta accanto a chi ha vissuto un infarto ha un ruolo importante: incoraggiare senza mettere pressione, accompagnare ai controlli senza sostituirsi al paziente nelle sue decisioni, e riconoscere che ansia e irritabilità nei mesi successivi all’evento sono spesso normali, non un capriccio. Un ambiente familiare informato e paziente può fare una differenza concreta nell’aderenza alla terapia e, di conseguenza, nella prognosi a lungo termine.
Tornare a fidarsi del proprio cuore, dopo averlo sentito vacillare, è parte della cura tanto quanto la terapia stessa, e merita pazienza da parte del paziente e da parte di chi gli sta accanto ogni giorno.
Fonti
- Joglar JA et al., “2023 ACC/AHA/ACCP/HRS Guideline for the Diagnosis and Management of Atrial Fibrillation”, Circulation / Journal of the American College of Cardiology, 2023.
- “The Great Myocardial Mimic – Takotsubo Syndrome”, Maedica, 2020.
- “Delays to Hospital Presentation in Women and Men with ST-Segment Elevation Myocardial Infarction”, Therapeutics and Clinical Risk Management, 2022.
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