A cinquant’anni dal disastro di Seveso, il vero nemico dell’ambiente non è la fatalità, ma la scarsa manutenzione degli impianti e gli errori umani. È il monito lanciato dall‘Osservatorio Pool Ambiente in occasione dell’anniversario dell’incidente del 10 luglio 1976, dal quale emerge che oltre sette sinistri ambientali su dieci sono causati da carenze gestionali e manutentive, mentre gli eventi naturali eccezionali incidono appena per il 2,7%.
Secondo l’Osservatorio, in Italia si registrano ogni anno tra i 1.000 e i 1.500 nuovi casi di contaminazione ambientale. Di questi, tra 500 e 900 riguardano imprese pienamente in regola con la normativa vigente e non attività criminali. L’analisi, basata sui dati dell’ANIA e sulla casistica gestita dal consorzio specializzato nei rischi di responsabilità ambientale, evidenzia come le principali cause dei danni siano la corrosione delle strutture (40,8%), l’errore umano (17,1%) e i guasti agli impianti (11,2%). Tra le sorgenti di contaminazione più frequenti figurano serbatoi, vasche e condutture interrate, responsabili del 40,5% dei sinistri, seguiti dalle aree di impianto, deposito e movimentazione (22,8%). Incendi, scoppi ed esplosioni rappresentano invece poco più del 10% dei casi.
L’Osservatorio richiama inoltre l’attenzione sull’invecchiamento delle infrastrutture. Molti serbatoi installati in Italia hanno infatti superato la vita media di circa 23 anni, rendendo urgenti interventi di sostituzione, risanamento o trasformazione. Nonostante ciò, oltre il 99% degli incidenti ambientali risulta privo di una copertura assicurativa specifica per le spese di bonifica e ripristino, con ricadute economiche sulle imprese e, spesso, sulla collettività.
Un’indagine condotta nel 2026 su oltre 150 aziende mostra inoltre un forte divario tra la percezione del rischio e la realtà. Se un manager su tre considera l’incendio il principale pericolo, i dati dimostrano che il rischio più frequente è rappresentato dalle perdite di serbatoi e condutture interrate, responsabili di oltre quattro sinistri su dieci. “La prevenzione del danno ambientale passa prima di tutto da una strategia di manutenzione predittiva e da una formazione strutturata del personale, non da interventi difensivi contro eventi eccezionali”, sottolinea Lisa Casali, manager di Pool Ambiente. “Investire nella prevenzione ha un rapporto costi-benefici estremamente favorevole: un intervento da poche migliaia di euro può evitare danni ambientali che arrivano a costare centinaia di migliaia di euro”.
L’Osservatorio richiama infine l’attenzione sulla Prassi di riferimento UNI 107:2021 “Ambiente Protetto”, la prima norma al mondo dedicata alla prevenzione del danno ambientale. Secondo Pool Ambiente, l’applicazione delle buone pratiche previste dallo standard
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