Addio a Emma Bonino, storica leader radicale e voce dei diritti

È morta a 78 anni Emma Bonino, storica leader radicale e presidente di +Europa, una delle figure più riconoscibili della politica italiana degli ultimi cinquant’anni. A dare la notizia è stato il suo partito: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai».
Nei giorni scorsi Bonino era stata ricoverata d’urgenza a Roma. Nel pomeriggio del 7 settembre era stata soccorsa nella sua abitazione, nel centro della Capitale, e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito per un peggioramento delle sue condizioni respiratorie. La sua storia clinica era stata segnata anche dal microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015, una malattia che aveva affrontato senza interrompere la propria attività politica. Nel 2023 aveva annunciato di essere guarita. Negli ultimi anni aveva però avuto altri problemi respiratori che avevano reso necessari diversi ricoveri.

Dalle battaglie per l’aborto al sodalizio con Pannella

Con Emma Bonino scompare una protagonista di primo piano delle grandi battaglie per i diritti civili che hanno attraversato e cambiato l’Italia dagli anni Settanta in poi. Una storia politica legata indissolubilmente a quella del Partito Radicale e a Marco Pannella, con il quale ha condiviso per decenni campagne, referendum, provocazioni e iniziative di disobbedienza civile. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, dopo il liceo classico si era trasferita a Milano, dove nel 1972 si era laureata alla Bocconi in Lingue e letterature straniere con una tesi sull’autobiografia di Malcolm X.
Il suo impegno politico era iniziato prestissimo. Negli anni Settanta fu tra le protagoniste della mobilitazione per la liberalizzazione dell’aborto, in un’Italia nella quale l’interruzione volontaria di gravidanza era ancora vietata. Insieme ad Adele Faccio e ad altre militanti fondò il Cisa, Centro informazione sterilizzazione e aborto, impegnandosi apertamente contro gli aborti clandestini.
Fu una battaglia condotta anche attraverso la disobbedienza civile e le autodenunce. Bonino venne arrestata per procurato aborto: una provocazione politica che puntava a mettere le istituzioni di fronte alla distanza tra la legge e una realtà che coinvolgeva migliaia di donne. Quel lungo confronto politico e sociale avrebbe portato nel 1978 all’approvazione della legge 194.
Nel 1976, a soli 28 anni, venne eletta per la prima volta alla Camera con il Partito Radicale. Da quel momento la sua storia politica si è sviluppata per quasi mezzo secolo tra Parlamento italiano, Parlamento europeo e incarichi di governo.

Le battaglie internazionali e l’impegno per i diritti

Accanto alle battaglie per aborto e divorzio, Bonino ha legato il proprio nome a numerose campagne internazionali: dalla lotta alla pena di morte al disarmo nucleare, dalla difesa dei diritti dei tibetani alla denuncia delle mutilazioni genitali femminili, fino all’impegno per la nascita di organismi internazionali chiamati a giudicare i crimini commessi nei conflitti. La sua militanza non rimase confinata all’Italia. Nel 1987 andò a Varsavia per manifestare contro il regime comunista polacco e qualche anno dopo si fece arrestare a New York durante un’iniziativa per la distribuzione di siringhe sterili. Si impegnò inoltre per la creazione di un tribunale internazionale sui crimini commessi nell’ex Jugoslavia e successivamente per la nascita della Corte penale internazionale. La dimensione europea rappresentò uno degli assi portanti della sua intera carriera. Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea, occupandosi tra l’altro di aiuti umanitari e consumatori e visitando personalmente diverse zone di guerra e di crisi. Alle elezioni europee del 1999 la Lista Bonino raggiunse l’8,5%, il miglior risultato elettorale nella storia delle formazioni radicali.

L’Europa come bussola fino alla nascita di +Europa

Bonino ricoprì poi importanti incarichi di governo: tra il 2006 e il 2008 fu ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel governo Prodi, mentre nel 2013 divenne ministra degli Esteri nel governo guidato da Enrico Letta. È stata inoltre senatrice e vicepresidente del Senato. Per anni il suo nome è stato indicato anche tra quelli possibili per il Quirinale. Già alla fine degli anni Novanta una celebre campagna per una sua candidatura alla presidenza della Repubblica aveva utilizzato lo slogan provocatorio «Emma for President» e giocato sull’idea che fosse lei «l’uomo giusto» per il Colle. L’Europa rimase fino alla fine la sua bussola politica. Nel 2017 contribuì alla nascita di +Europa, formazione liberale ed europeista con la quale nel 2018 tornò in Senato. Alle elezioni del 2022 non riuscì invece a essere rieletta. Nel luglio 2024 era stata scelta come presidente del partito.

Riservata sulla propria vita privata, non si era mai sposata e non aveva avuto figli. Negli anni Settanta aveva avuto in affidamento due bambine, Aurora e Rugiada, e aveva vissuto a lungo nel quartiere romano di Trastevere.
Laica e radicale, ma capace di costruire rapporti anche con mondi molto lontani dal proprio, Bonino aveva instaurato negli ultimi anni un rapporto di reciproca stima con Papa Francesco. Resta soprattutto l’immagine di una donna che ha interpretato la politica come una battaglia civile permanente: dai diritti delle donne alla giustizia internazionale, dalla pena di morte all’Europa unita. Battaglie portate avanti per oltre cinquant’anni, spesso partendo da posizioni minoritarie destinate poi a entrare nel dibattito pubblico e, in diversi casi, a cambiare profondamente il Paese.