Addio a Tony Caranci, una vita tra musica, locali ed eventi

Mantova dice addio a Luigi Antonio Caranci, per tutti Tony, figura molto conosciuta in città e nel mondo dello spettacolo. Si è spento nelle scorse ore all’ospedale di Borgo Trento di Verona, dove era ricoverato. Nelle ultime settimane era stato ricoverato anche in altre strutture ospedaliere: si erano alternati giorni molto critici ad altri dove sembrava riaffiorire la speranza di un miglioramento. Le sue condizioni negli ultimi giorni si sono però aggravate fino al decesso.
La notizia si è diffusa rapidamente in città e in provincia, suscitando cordoglio tra quanti lo avevano conosciuto nel corso della sua lunga carriera. Caranci, 62 anni, era diventato noto fin da ragazzo come disk jockey, attività che lo aveva portato a esibirsi e a farsi conoscere anche fuori dai confini locali, costruendosi negli anni una reputazione nel panorama musicale. Il suo nome è rimasto legato al mondo dello spettacolo anche nelle fasi successive della sua vita professionale. Da dj era infatti passato all’imprenditoria, operando nell’organizzazione di eventi e nella gestione di locali e strutture, mantenendo sempre un forte legame con il settore dell’intrattenimento.
Antonio Caranci lascia la figlia Marianna con la mamma Lina, la sorella Teresa e i nipoti.

Tony, dalle radio libere alle discoteche ai grandi eventi 

Antonio Caranci era nato a Capua in provincia di Caserta il 13 luglio 1963, ma era arrivato a Mantova piccolissimo al seguito dei genitori: il padre, militare al IV Missili, e la madre, maestra elementare. Era cresciuto con i genitori e la sorella Teresa nel quartiere di Valletta Paiolo e fin da giovanissimo aveva mostrato una passione autentica per la musica e, in particolare, per il mondo delle radio libere.
I primi passi li mosse a Radio Antenna Libera, dove conduceva il programma “Sir Antony Rock”. Successivamente passò a Radio Studio 46, quindi fondò Radio Mantova City, la cui prima sede si trovava nello scantinato della discoteca Caravel di Mantova. Proprio al Caravel decollò definitivamente la carriera di Tony Caranci: il suo talento alla consolle lo portò a diventare resident dj del locale per ben dodici anni. L’esperienza di Radio Mantova City si concluse nel 1986, ma dalle sue ceneri nacque Radio Rosa, ancora una volta per iniziativa di Caranci.
La sua carriera da dj era iniziata però al Boomerang di Castel d’Ario, come racconta anche il libro “Belli come il sole” dell’amico e collega dj e speaker radiofonico Luca Verbeni, un volume pubblicato alcuni anni fa che propone un viaggio affascinante ed emozionante tra quelle che furono le discoteche mantovane. Proprio il libro ricorda come Caranci, nel 1988, lanciò il marchio Jackie O’, gestendo in prima persona la domenica sera del Caravel, che in breve tempo divenne uno degli appuntamenti più frequentati.

Nel 1993 lasciò il Caravel e si dedicò con decisione all’attività imprenditoriale, acquistando Radio Mantova, la principale emittente cittadina, trasformandola in Radio Rosa. Già dal 1992 aveva avviato una collaborazione con il Blue Max di Suzzara, dove proprio Luca Verbeni era art director, e un anno più tardi accettò la sfida di rilanciare il Colosseum, allora in forte crisi: nacque così il Jackie O’ Palace. Parallelamente non mancarono altre esperienze sia in provincia che fuori dal territorio mantovano. Come lo stesso Caranci racconta nel libro di Verbeni, “nel 2001 ristrutturammo completamente l’ex Stalla a Cerese di Virgilio e aprimmo il Grand Cafè, gestito fino al 2012. Sempre nel 2001 riaprimmo il Caffè Borsa in centro a Mantova, completamente rinnovato, e lo gestimmo fino al 2006. Nel 2005, dopo essere caduta in profonda crisi, rilevammo la discoteca Bambù di Borgoforte, rilanciandola e gestendola fino al 2010”.

Nel 2008 arrivò l’investimento più importante, con l’acquisizione in diritto di superficie del Palabam, che proiettò Tony nel mondo dei grandi eventi musicali. Un’avventura complessa, conclusasi con il fallimento, che rappresentò uno dei momenti più duri e difficili della sua vita. Ma anche da quella fase Caranci seppe ripartire, tornando negli ultimi anni a organizzare eventi e a essere protagonista di tante serate di grande richiamo. E del resto, come in molti stanno scrivendo in queste ore sui social, Tony era la musica: quella capace di far ballare intere generazioni, quella che riempiva le piste e univa le persone, quella che non era solo sottofondo ma energia, passione e vita.

Una vita condivisa tra consolle e amicizia

Tony Caranci, Liro, Luca Verbeni, Stefano Mazzocchi, Roby Benetti, Alex Tosi, Roberto Rao, Andrea Pincella: sono nomi che, insieme ad altri, a Mantova rimandano alle notti magiche della disco dagli anni ’70 ai ’90. Sono i dj rimasti nell’immaginario collettivo di un’epoca che ha segnato intere generazioni. Qualcuno ha poi intrapreso altre strade professionali, ma la passione per la consolle non è mai venuta meno. E oggi, in queste ore di tristezza per la scomparsa di Caranci, sono proprio due di loro a ricordarlo. Stefano Mazzocchi ha condiviso tanto con Tony. Le loro strade si sono incrociate, poi, come spesso accade, si sono allontanate, fino a riavvicinarsi negli ultimi anni. Stefano è stato uno degli amici più vicini a Tony anche nelle ultime, difficili settimane. «Tony aveva una generosità senza fine – racconta –. Lui c’era sempre per me e io per lui. I ricordi felici sono tantissimi, ma vorrei citarne un paio che fanno capire bene che persona fosse. Alla fine del 1980 lo accompagnai al Boomerang di Castel d’Ario, dove faceva il dj, e gli chiesi se potesse insegnarmi a stare alla consolle. Era occupatissimo, avrebbe potuto glissare, e invece si mise pazientemente a insegnarmi. Tanti anni dopo, nel 2011, era da tempo che non ci sentivamo, ma quando inventò le serate al Gusto, con gli Old dj, arrivò la sua telefonata: “tu devi esserci”. Antonio era uno che sapeva dare ancora prima che gli si chiedesse qualcosa».
Luca Verbeni lo ricorda invece così: «Siamo partiti insieme: lui in città con Radio Antenna Libera, io nella Bassa, a Suzzara, con Radio Zero. Io ho iniziato facendo la gavetta come terzo o quarto dj al Caravel, ero insomma il classico tappabuchi; quando nel 1981 arrivò lui, io me ne andai in provincia di Reggio Emilia. Da quel lontano 1981 siamo diventati amici: ci sentivamo e abbiamo collaborato in diverse occasioni. Oltre al rapporto professionale, negli ultimi anni la nostra è diventata anche un’amicizia di confidenza. Come molti colleghi tra gli anni ’80 e ’90, il dj Tony Caranci alla consolle era per noi un faro. Con lui e con tutti i dj mantovani siamo stati protagonisti, negli anni, della serata “Remember Caravel”, nata al Mascara. Tra i tanti ricordi che conservo di Tony c’è anche quello di aver dedicato alla sua storia, come dj e imprenditore, diversi capitoli nel libro “Belli come il sole”, oltre a un’intervista integrale in video in cui Antonio si racconta. Antonio è stato una persona straordinaria nel lavoro: ha sempre concretizzato i suoi progetti. E, come uomo, era affabile, cordiale e, nei miei confronti, sempre di parola. Una stretta di mano valeva molto più di un contratto scritto».