Tony Caranci, l’ultimo viaggio tra musica, affetto e commozione

MANTOVA – Le note di “Fix You” dei Coldplay accompagnano nel pomeriggio l’arrivo del feretro di Antonio “Tony” Caranci davanti alla chiesa di San Pio X a Mantova. Un ingresso carico di significato, in linea con una celebrazione che ha unito raccoglimento ed emozione. In prima fila la moglie Lina, la figlia Marianna, la sorella Teresa, i nipoti e i cugini.
Dietro di loro, una chiesa gremita. Ci sono gli amici di sempre, gli storici dj delle serate mantovane, quelli che con Tony avevano condiviso la passione per la consolle: da Stefano Mazzocchi a Roberto Benetti, da Fabio Guizzardi a Stefano Lorusso, e ancora Andrea Pincella, Roberto Rao, Mario Scaglioni, Nicola Rosselli e Andrea Gasparini. E poi tanti altri volti, quelli di ragazzi di ieri e di oggi, di generazioni diverse unite da un filo invisibile: la musica. Quella che Tony aveva saputo trasformare in emozione, in incontro, in un modo di stare insieme.
Già, la musica. Il tratto distintivo di un’intera vita come sottolineato nelle lettere lette durante il rito che danno voce a sentimenti profondi. Lo fa il cugino di Tony e lo fa Moreno Manzini, a nome degli amici e dei familiari, che lo ricorda con parole che arrivano dritte al cuore:
Eri sempre pronto ad aiutare, a tendere una mano, a regalare un sorriso anche quando forse avresti avuto bisogno tu di qualcuno… eri un grande dj, sì, ma ridurti a questo sarebbe troppo poco. Sei stato anche un imprenditore, uno di quelli che non si limita a sognare, ma che costruisce mondi e idee. Hai dato vita a locali, a serate, a luoghi che non erano solo spazi, ma punti di incontro, di stile, di emozione, di vita, di amicizia… E poi c’era la musica, che per te non era solo una professione: era passione, era anima, era un modo per far stare bene gli altri..”
Parole che rendono difficile trattenere la commozione. Poco prima, nell’omelia, don Roberto Rezzaghi aveva richiamato il significato della speranza cristiana: “la Resurrezione di Gesù sia motivo di speranza per tutti noi. La prospettiva che ci apre ci dice che Antonio non viene perso perchè in Cristo viene resuscitato. Come la sua morte è unita a quella di Cristo così la resurrezione di Cristo lo trascina nella bellezza della vita eterna”.

La celebrazione è accompagnata dalle note dell’organo di Alessandro Meneghello, dal violino di Alessandra Carra e dalla voce di Antonietta Ghidoni. Una musica diversa, ma non lontana da quella che Tony aveva incontrato fin da quando, a dieci anni, aveva iniziato a studiare pianoforte e musica classica con la professoressa Ines Rossi, diplomandosi in solfeggio. Forse anche da lì nasceva quel suo stile elegante, da gentleman. O forse no, quello Tony lo aveva dentro da sempre perchè, come ricordato dall’amico Flavio Cerutti leggendo una poesia e citando Totò: “Signori si nasce”.
ll rito funebre si avvia alla conclusione. Il feretro di legno chiaro lascia la chiesa, accompagnato questa volta dalle note di “Epitaph” dei King Crimson, proprio come Tony aveva voluto. “…Quando un uomo è affranto con i suoi incubi e i suoi sogni… gli poserà qualcuno in capo la corona d’alloro mentre il silenzio annega le urla? …”
E il silenzio oggi accoglie tutto, fragilità, ricordi, ciò che resta, mentre la musica di Tony continua a vivere, nelle emozioni che non si spengono.

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