Castiglione celebra S.Luigi. Il vescovo Cipolla: “Non smettiamo di essere discepoli di Gesù”

CASTIGLIONE – Una giornata di intensa spiritualità e partecipazione quella vissuta oggi a Castiglione delle Stiviere per le celebrazioni della nascita di San Luigi Gonzaga, nel pieno dell’Anno Aloisiano, che ricorda il terzo centenario della canonizzazione del giovane santo mantovano. Il Duomo cittadino ha accolto numerosi fedeli per le celebrazioni che hanno scandito l’intera giornata. In mattinata è stata celebrata la Messa solenne presieduta da Mario Delpini, arcivescovo di Milano e metropolita della Lombardia. Dopo la processione sul sagrato, in un Duomo gremito di fedeli, presenti anche alcuni rappresentanti della la giunta comunale con il vicesindaco Andrea Dara in veste di deputato e i membri della Fondazione San Luigi Gonzaga, Delpini ha presieduto la celebrazione a cui hanno preso parte diversi sacaredoti e il nunzio apostolico Guido Anselmo Pecorari. Nella sua omelia, l’arcivescovo ha toccato il tema della frenesia della vita contemporanea, evidenziando come questa ne faccia perdere i valori più veri, e ha invitato a guardare alla vita dei santi, iniziando proprio da quella di San Luigi, per comprendere come questa foga sia del tutto inutile.

Il pomeriggio invece si è aperto con il Vespro solenne presieduto dal vescovo di Mantova Marco Busca, seguito dalla Messa solenne presieduta dal vescovo di Padova Claudio Cipolla, originario del Mantovano e molto legato a queste comunità. Monsignor Cipolla ha voluto ripercorrere alcuni luoghi significativi della sua storia personale e vocazionale. «Ho rivissuto momenti molto belli che mi hanno riportato al passato», ha raccontato. Il vescovo ha ricordato il passaggio ai Cinque Continenti, luogo dove maturò la sua vocazione, ringraziando monsignor Gian Giacomo Sarzi Sartori e il vescovo Busca per l’invito. Ha poi citato anche la comunità di Astore, dove per la prima volta confidò al parroco di allora, don Enrico, il desiderio di diventare sacerdote.

Nel cuore dell’omelia, Cipolla ha proposto ai fedeli una riflessione sulla fede partendo da tre figure emblematiche: l’apostolo Paolo, l’uomo ricco del Vangelo e lo stesso San Luigi Gonzaga. Tre storie diverse, ma tutte legate alla domanda fondamentale sul senso della vita.

«Paolo – ha spiegato – dichiara tutta la sua adesione al Signore Gesù. Conosciamo la sua vicenda grazie agli Atti degli Apostoli e alle lettere scritte alle comunità. Nel Vangelo invece troviamo la storia dell’uomo ricco che, pur attratto da Gesù, non trova la forza di seguirlo e se ne va rattristato». Accanto a queste due figure, il vescovo ha indicato proprio San Luigi Gonzaga come esempio luminoso di chi ha scelto di lasciare tutto per seguire Cristo.

Secondo Cipolla, ciò che accomuna Paolo e Luigi è la scoperta di qualcosa di decisivo: «Era in gioco il senso della vita, ciò per cui vale la pena dedicare energie, interessi e cuore». Entrambi provenivano da contesti di prestigio e avrebbero potuto inseguire successo e carriera, ma hanno scelto un’altra strada. «San Paolo considerò tutto il resto come spazzatura rispetto alla conoscenza di Cristo», ha ricordato il vescovo, sottolineando come anche San Luigi, pur provenendo da una famiglia nobile e ricca, abbia deciso di dedicare la propria vita al Vangelo.

L’omelia si è soffermata anche sulla tensione tra gioia e tristezza che attraversa l’esperienza umana. «I percorsi della nostra vita non sono lineari – ha osservato – e la tristezza spesso diventa il segno della nostra debolezza, quando perdiamo di vista la meta e il senso della nostra vocazione». Per questo la testimonianza dei santi diventa un incoraggiamento, soprattutto per i giovani alla ricerca della felicità e della propria strada. Il cuore della forza spirituale, ha spiegato Cipolla, nasce da un incontro personale con Gesù. «La conoscenza di cui parla Paolo non è un insieme di informazioni, ma un legame intimo e profondo con una persona incontrata per grazia». Da questa esperienza nasce la capacità di donare la propria vita, come accadde a San Luigi, morto mentre assisteva gli appestati.La celebrazione dell’Eucaristia diventa così, ha concluso il vescovo, un invito a trasformare l’esistenza in dono: «Rinforzati dal nostro legame con Gesù, anche la nostra vita riceve la vocazione di diventare amore». Un messaggio di speranza che Cipolla ha esteso anche alle sfide del mondo contemporaneo, segnato da tensioni internazionali (guerre in Iran e Ucraina e tante altre nel mondo) e da profonde trasformazioni culturali, invitando i fedeli a non smettere di sperare e a continuare a essere discepoli del Vangelo.

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