CORREGGIOLI (OSTIGLIA) – La morte di Vladimir Sharkun, 35 anni, ha lasciato un vuoto profondo che attraversa famiglie, amici, colleghi e l’intera comunità del basso mantovano. Nel primo pomeriggio di ieri, a Mirandola nel Modenese, mentre in moto percorreva la Ss. 12 Abetone Brennero per raggiungere il lavoro, la sua vita si è interrotta all’improvviso nello scontro con una Fiat 500 guidata da un 54enne. Un tragitto quotidiano, un gesto semplice e ripetuto, che per Vlad — così lo chiamavano tutti — si è trasformato in un destino crudele. In Italia dall’età di dieci anni, Vladimir, di origine russa, abitava a Correggioli, frazione di Ostriglia.
Aveva costruito qui la sua storia: le scuole frequentate nel paese, un’adolescenza piena di amici, un carattere forte ma capace di legami profondi. Da quasi dieci anni lavorava nel reparto Dry Cart, come carrellista e magazziniere alla Gambro Vantive di Medolla (Modena), azienda multinazionale americana che progetta e produce macchinari per dialisi. Un ambiente che oggi è sconvolto, perché Vlad non era solo un collega: era un punto di riferimento, una presenza costante, un amico vero.
A tracciare il ricordo più intenso è Cristian Fusco di Ostiglia, compagno di reparto e amico fraterno: «Ci conosciamo da 22 anni. La notizia della sua morte mi ha sconvolto. In questi giorni sono in ferie con la mia compagna, così Vlad andava al lavoro da solo. Non era in ritardo, non aveva fretta. Di solito ci alternavamo in auto. Ma quella è una strada maledetta, troppa gente distratta. Ho la telecamera in macchina e vedo come guida certa gente: cellulari, manovre pericolose. Vlad era una persona eccezionale. A vederlo incuteva timore, ma era solo una maschera: la vita non è stata generosa con lui. Era un lottatore, uno che si arrangiava sempre, ma anche molto generoso. Non riesco a credere che non ci sia più, che non lo troverò al lavoro come ogni giorno».
Il dolore è condiviso da tanti altri colleghi. A farsi portavoce è Sara Baxter, collega e amica, che sui social ha scritto un messaggio che oggi circola tra chiunque abbia conosciuto Vlad: «Ciao Vladimir, ti vogliamo salutare e ricordare così. Eri un amico, un collega con un grande cuore. A volte un po’ burbero, ma tutti sapevamo che quella corazza serviva solo a proteggerti. In realtà eri un ragazzo dolce, volenteroso, cordiale, sempre disponibile. Non ti tiravi mai indietro, sempre pronto a trovare una soluzione. Una grande perdita per tutti noi, per la tua famiglia, per gli amici. Vladimir significa “colui che domina la pace”: speriamo tu possa trovarla davvero. Ora correrai lassù, in sella alla tua amata moto. Per sempre nei nostri cuori.»
La moto era una delle sue passioni più grandi, insieme alla montagna e alle “battaglie” di softair con i Blue Devils di Mantova. Un ragazzo pieno di energie, di interessi, di voglia di vivere. Un giovane uomo che aveva imparato a cavarsela, a costruire il proprio cammino, a proteggersi dietro una corazza che però lasciava sempre intravedere la sua bontà.
La salma è tuttora sotto sequestro. I funerali non sono ancora stati fissati.
La sua scomparsa lascia nel dolore la mamma e una sorella, che vivono in Russia. E lascia un silenzio pesante tra chi, ogni mattina, era abituato a incrociare il suo sorriso nascosto, la sua battuta, il suo modo di esserci. I funerali non sono ancora stati fissati. Ma il ricordo di Vlad, oggi, corre veloce come la sua moto: libero, forte, impossibile da fermare.





















