Scontri a Roma, Torino e Bologna, cortei spontanei a Milano e oltre 150 perquisizioni nell’ambito delle indagini sulle violenze dello scorso fine settimana. È stata una giornata di mobilitazione e tensioni quella di oggi, sabato 24 ottobre, con migliaia di giovani nelle strade di diverse città italiane e imponenti dispositivi di sicurezza a presidiare centri storici, stazioni e vie dello shopping.
A Milano è stato identificato il presunto ideatore del “Movimento 17 ottobre”, nato dopo i disordini del precedente fine settimana: si tratta di Youssef Siher, trentenne, attivista pro Palestina e giornalista freelance, indagato dalla Procura milanese per istigazione a delinquere. Perquisito nell’abitazione dei genitori nel Bresciano, dove risulta residente, è stato accompagnato in questura a Milano e sentito dagli investigatori.
Roma, scontri in serata e idranti in centro
Nella capitale la tensione è salita in serata a largo di Santa Susanna, durante il corteo non autorizzato del Movimento 17 ottobre. Dopo aver trovato la strada sbarrata da un cordone della polizia, alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie e divelto cartelli stradali. Gli agenti hanno risposto con cariche di alleggerimento e con l’impiego degli idranti. Nel pomeriggio, un gruppo di centinaia di giovani e giovanissimi aveva percorso via dei Fori Imperiali e imboccato via di San Gregorio, trovando bloccato l’accesso verso il Circo Massimo. I manifestanti erano rimasti nell’area dell’Arco di Costantino, vicino al Colosseo, scandendo cori contro il governo e le forze dell’ordine. Il bilancio dei controlli nella capitale è di oltre 200 persone identificate e 63 accompagnate in questura, d’intesa con la procura competente. Secondo quanto riferito dalla polizia, erano state trovate in possesso di materiale ritenuto compatibile con le indicazioni operative diffuse sul web.
Si era invece conclusa senza disordini, prima delle 17, la manifestazione “Fuori l’Italia dalla guerra”, promossa da “Asse antimperialista”, alla quale avevano partecipato alcune centinaia di persone con bandiere palestinesi, cubane, libanesi e italiane.
Torino e Bologna, lanci di oggetti e cariche
A Torino si sono susseguiti i tentativi di superare gli sbarramenti delle forze dell’ordine. Nel tardo pomeriggio i manifestanti hanno cercato di dirigersi verso via Pietro Micca e via Garibaldi, trovando gli accessi presidiati. Un gruppo ha poi tentato di raggiungere la piazza davanti al Duomo attraverso un passaggio adiacente a Palazzo Reale, venendo respinto dagli agenti. Alcuni giovani hanno riportato ferite alla testa e sono stati assistiti da altri manifestanti. Contro le forze dell’ordine sono stati lanciati oggetti, tra cui bottiglie di vetro, pietre e bastoni. All’altezza del ponte Mosca, a un fitto lancio di pietre, bottiglie e fumogeni i reparti hanno risposto con i lacrimogeni. Dopo circa mezz’ora di calma, gli scontri sono ripresi nel quartiere Aurora. Nel capoluogo piemontese sono state identificate 302 persone, 57 delle quali con precedenti. Sei sono state indagate per il possesso di oggetti atti a offendere o di materiale destinato al travisamento. Tafferugli anche a Bologna, in piazza dei Martiri: dopo il lancio di sassi, bottiglie e petardi contro gli agenti, le forze dell’ordine sono intervenute con cariche e idranti, impedendo al corteo di raggiungere la stazione.
Milano, cortei spontanei e accessi al centro bloccati
A Milano un primo corteo spontaneo, formato da circa un centinaio di persone, si è mosso dalla zona di Cairoli ed è stato fermato a Lanza, nei pressi del Piccolo Teatro, da polizia e guardia di finanza in assetto antisommossa. Tra i partecipanti, studenti, giovanissimi e famiglie con bambini, con bandiere della Palestina e della pace e slogan contro il governo, il riarmo e a favore della sanità. Nel corso del pomeriggio la mobilitazione è cresciuta. Intorno alle 19, il corteo più numeroso, composto da diverse migliaia di persone e proveniente da Lanza, si è ricongiunto in viale Majno con un secondo gruppo arrivato da Città Studi. Quest’ultimo era stato respinto in via Borghetto, all’angolo con corso di Porta Venezia. I blindati hanno bloccato gli accessi a corso Buenos Aires e corso Venezia. Durante la protesta alcuni attivisti si sono arrampicati sui pali ai quali erano fissati manifesti della Lega e li hanno incendiati, scandendo cori contro Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Controlli e perquisizioni personali sono stati effettuati anche in piazza Oberdan, dove a una ventina di ragazzi sono stati chiesti i documenti e, in alcuni casi, controllati zaini e giubbotti.
Le perquisizioni e gli appuntamenti cambiati sui social
La giornata era iniziata con oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e altre venti città, soprattutto lombarde, nell’ambito delle indagini sui gravi disordini dello scorso fine settimana. Gli accertamenti hanno riguardato giovani e giovanissimi, tra cui universitari e studenti delle superiori. A complicare la gestione dell’ordine pubblico è stata anche la decisione del Movimento 17 ottobre di revocare gli appuntamenti precedentemente annunciati e comunicare sui social i nuovi luoghi di ritrovo con appena trenta minuti di anticipo. «Voi militarizzate le piazze, noi le cambiamo all’ultimo minuto», lo slogan diffuso dal gruppo. In mattinata il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva parlato di una giornata «che si preannuncia un po’ complicata», assicurando che le forze dell’ordine erano pronte a fronteggiare le manifestazioni nelle diverse città.















