MANTOVA – La provincia cresce in formazione e occupazione, ma il nodo resta la capacità di trattenere i talenti: solo un terzo dei laureati mantovani ha infatti un impiego sul territorio virgiliano. È quanto emerge dal Report AlmaLaurea 2025, presentato ieri al Mantova Multicentre – Sala Oltrepò Mantovano in un incontro promosso da PromoImpresa-Borsa Merci della Camera di Commercio di Cremona–Mantova–Pavia. Dopo i saluti di Marco Zanini, segretario generale della Camera di Commercio, hanno illustrato i dati Davide Cristofori e Claudia Girotti, responsabili delle indagini Profilo e Condizione occupazionale di AlmaLaurea. È seguito il focus di Andrea Poltronieri, project manager di “Orientarsi al futuro” e LTO Mantova. In chiusura, la tavola rotonda con i dirigenti scolastici Roberto Capuzzo, Massimo Pantiglioni e Andrea Poltronieri, moderata dal giornalista Corrado Binacchi.
Secondo il report, nel 2024 i laureati analizzati residenti in provincia sono 1.546 (circa 2000 come valore totale), con una crescita del 33% in dieci anni. Del campione analizzato, Il 60% è donna. Le immatricolazioni aumentano del 42%. L’Emilia-Romagna è la prima meta universitaria (45,3%), seguita da Veneto (26%) e Lombardia (16,7%). I corsi più scelti sono quelli economico-giuridici (29,9%) e STEM (28,2%), seguiti da artistico-educativi (21,6%) e sanitari (20,3%). Il 64,6% dei laureati si è diplomato in corso con voto medio 102,7/110, e il 69,2% ha svolto tirocini. Il 47,4% ha vissuto almeno un periodo fuori casa, ma la mobilità resta limitata: il 33,1% dei laureati lavora ancora in provincia. Il tasso di occupazione a cinque anni è 93,1%, con retribuzioni medie di 1.873 euro, superiori alla media italiana (1.847). Gli uomini guadagnano il 17,6% in più. Il 56% lavora nel settore privato, il 42,4% nel pubblico. «Il territorio mantovano – ha spiegato Poltronieri – lavora da tempo sull’orientamento, ben prima che diventasse obbligo ministeriale. È un processo radicato nelle scuole e nella comunità».
Nella tavola rotonda il pubblico è stato invitato a «non leggere i numeri solo in chiave autocelebrativa: serve capire perché un terzo degli studenti non tornerebbe a iscriversi allo stesso corso. Dietro ci sono cause logistiche, economiche, culturali». Pantiglioni ha sottolineato che «l’aumento delle iscrizioni è legato anche alla crescita dei diplomati, ma il dato più interessante è che il 28% proviene da istituti tecnici, ben sopra la media nazionale. È segno di un legame tra scuola e territorio produttivo che funziona». Tuttavia, ha osservato, «le scelte di studio sono ancora troppo condizionate dall’offerta formativa più vicina. Dobbiamo lavorare per ampliare opportunità e informazione».
Roberto Capuzzo ha richiamato il peso della cultura familiare: «Il report mostra come il titolo dei genitori influisca sulle scelte dei figli. Serve sostenere le famiglie meno istruite, perché l’università non diventi una scelta riservata a chi può permettersela». Dal dibattito è emersa anche la richiesta di un “osservatorio permanente” sui dati locali. «A Mantova manca un centro statistico capace di leggere in modo organico i numeri dell’istruzione e del lavoro. Potrebbe essere un compito della Camera di Commercio o dell’Università».
Tra i punti più condivisi, la necessità di rafforzare i tirocini sul territorio: «Se i giovani lavorano qui durante il percorso di laurea – hanno ricordato – è più facile che decidano di restare. Serve un dialogo stabile con le università e le imprese». Un tema ripreso anche in chiusura: «Mantova può essere attrattiva se offre percorsi di qualità e identità chiara. Non basta avere corsi, servono connessioni forti con le aziende e con la vita culturale del territorio». Il quadro che emerge dal Report AlmaLaurea 2025 è quello di una provincia in crescita, con alta occupazione, redditi solidi e un tasso di regolarità negli studi del 64,6%, ma ancora segnata da disuguaglianze di genere, e mobilità contenuta.
Antonia Bersellini Baroni













