Da Quistello la sfida del vino: meno consumi, più turismo e innovazione

QUISTELLO – Il comparto vitivinicolo italiano si trova ad affrontare una transizione epocale, definita dagli stessi produttori come una vera e propria tempesta perfetta. Proprio per fare il punto su questa delicata congiuntura e analizzare le novità del settore, si è svolto un importante convegno nazionale presso la Cantina di Quistello. L’evento, ospitato sabato scorso all’interno della storica realtà cooperativa mantovana guidata dal presidente Luciano Bulgarelli , è stato realizzato grazie all’instancabile impegno e alla passione di Filippo Moreschi, avvocato, socio e viticoltore conferitore della cantina stessa. Al centro del dibattito vi è stato il Pacchetto Vino, la profonda riforma normativa approvata dall’Unione Europea che promette di rivoluzionare non solo le diciture che troviamo sugli scaffali, ma lo stesso modello di business delle nostre aziende. L’obiettivo di questa svolta è chiaro: trasformare le complessità commerciali in opportunità di mercato, intercettando i trend e gli stili di vita che piacciono alle nuove generazioni.

La rivoluzione nel calice: dalle etichette “Zero Alcol” alla sfida
della vigna leggera

La novità di maggiore impatto sul grande pubblico riguarda l’apertura ai prodotti a ridotto contenuto di alcol e la trasparenza verso il consumatore. Come spiegato da Alessandra Zuccato del servizio giuridico di Unione Italiana Vini, a partire dal 19 settembre 2027 entreranno ufficialmente in vigore le nuove e più dirette menzioni commerciali per i prodotti che hanno subito un processo di dealcolazione. I consumatori vedranno comparire sulle bottiglie la dicitura “Zero Alcol” per i prodotti con gradazione non superiore allo 0,5% e il termine “A tenore alcolico ridotto” per le varianti che tagliano il grado alcolico di almeno un terzo rispetto alla categoria tradizionale.

Dietro questa rivoluzione burocratica si nasconde però una sfida produttiva tutta italiana che divide la filiera tra tecnologia e natura. Se da un lato l’industria si attrezza con macchinari per sottrarre l’alcol in cantina, una parte importante della produzione nazionale sta cercando una via alternativa, agronomica e più legata alla tradizione della terra. Stefano Sequino, direttore del Consorzio Doc Delle Venezie, ha evidenziato come la vera scommessa scientifica sia oggi quella di ottenere la bassa gradazione direttamente nel vigneto. Attraverso una gestione tecnica della pianta, la selezione clonale e pratiche mirate in campo si punta a far nascere un vino naturalmente leggero, salvaguardando il profilo organolettico, la tipicità e il legame indissolubile con il territorio d’origine.

Cantine come hub culturali: l’Europa finanzia l’accoglienza all’80%

Se il consumo quotidiano nel bicchiere rallenta, il vino deve trasformarsi in un’esperienza da vivere in prima persona. Il nuovo Pacchetto Vino eleva ufficialmente l’enoturismo ad attività economica e culturale strategica per la sopravvivenza e il rilancio delle aree rurali. La svolta è soprattutto finanziaria, poiché i consorzi di tutela e i gruppi di produttori diventeranno i collettori di massicci fondi europei legati alla PAC, in grado di finanziare fino all’80% delle spese destinate a investimenti turistici, digitalizzazione, promozione delle regioni di produzione e adattamento ai cambiamenti climatici.
L’enoturismo non è solo l’opportunità di vendere due bicchieri di vino in più a chi viene in cantina, ma rappresenta la vera opportunità di coinvolgere un intero territorio in modo sinergico. Questo è il pragmatico promemoria di Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas, il quale ha ricordato che portare i cittadini e i turisti internazionali dentro le aziende significa creare alleati politici ed economici fondamentali per l’agricoltura, connettendo ristoratori, alberghi e comunità locali in un unico, grande indotto.
Questa metamorfosi richiede però un salto di qualità strutturale che i consorzi e le aziende devono essere pronti a guidare con lungimiranza. Mario Danesi, vicepresidente di Ascovilo, ha sottolineato che per fare ospitalità di alto livello servono nuove competenze e investimenti mirati, che spaziano dalla riorganizzazione degli spazi aziendali al miglioramento della segnaletica e della mobilità sostenibile verso le vigne. Un esempio concreto di questa spinta all’aggregazione è il portale Italian Cellar Door (https://italiancellardoor.wine), nato per mappare e promuovere in modo integrato l’offerta enoturistica lombarda, dimostrando come il futuro del vino italiano passi inevitabilmente dalla capacità di fare sistema oltre i propri confini.

Il sostegno della Regione: «Il vino resta un motore di crescita»

“La Lombardia può contare su un settore che performa meglio della media nazionale, ma che continua comunque a risentire del calo dei consumi di vino.
Un calo dovuto anche a una cattiva reputazione, spesso immeritata, che ha finito per criminalizzare il consumo di vino nella dieta contemporanea – ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura Alessandro Beduschi – Noi crediamo invece che sia necessario tornare alla verità: promuovere un utilizzo consapevole del vino non significa negarne il valore culturale, identitario e sociale. Ci sono territori che senza la viticoltura perderebbero parte della loro identità. Per questo Regione Lombardia continuerà a stare vicino al comparto, sostenendolo attraverso gli strumenti dell’Ocm, l’internazionalizzazione e il rafforzamento dell’export, che rappresenta un motore fondamentale di crescita”.