MANTOVA – Un appello al Governo e al Parlamento affinché venga rivisto il disegno di legge di riforma della normativa sulla caccia, ritenuto lesivo della tutela della biodiversità e in contrasto con i principi introdotti nella Costituzione. È questo il contenuto dell’ordine del giorno presentato in Consiglio comunale – e a lungo dibattuto in aula, prima della votazione: 21 favorevoli, 5 contrari – da tredici consiglieri comunali, che esprime una netta contrarietà al ddl 1552, attualmente all’esame della Camera dopo il via libera del Senato.
Il documento, firmato da Squassabia, Costani, Araldi, Grazioli, Palazzi, Rebecchi, Casari, Nicolini, Gerola, Tavernari, Bonaffini, Grassi e Caprini, ricorda come la fauna selvatica sia patrimonio indisponibile dello Stato e sottolinea che, con la riforma costituzionale del 2022, la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali sia stata inserita tra i principi fondamentali della Repubblica. Per questo motivo, secondo i firmatari, la proposta di modifica della legge 157 del 1992 rappresenterebbe un passo indietro rispetto ai principi sanciti dalla Carta costituzionale.
Tra i punti più contestati figurano l’ampliamento delle aree nelle quali sarà possibile praticare l’attività venatoria, la possibilità di estendere la caccia anche in prossimità dei valichi montani interessati dalle rotte migratorie degli uccelli, l’autorizzazione all’impiego di visori notturni per alcune forme di caccia e il ridimensionamento del ruolo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il cui parere diventerebbe meno vincolante nelle decisioni regionali sui calendari venatori e sulle specie cacciabili.
Nel mirino della mozione anche l’introduzione di nuove specie cacciabili, la possibilità di estendere i periodi di caccia, l’equiparazione delle licenze venatorie rilasciate negli altri Paesi dell’Unione Europea, la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in attività d’impresa e l’introduzione di sanzioni amministrative per chi ostacoli le attività venatorie autorizzate, comprese alcune forme di protesta non violenta.
I consiglieri riconoscono l’esistenza di problemi concreti legati alla presenza della fauna selvatica, dai danni alle coltivazioni agricole agli incidenti stradali, ma ritengono che la risposta debba essere costruita attraverso strumenti scientifici e una gestione equilibrata del fenomeno, evitando interventi che, a loro giudizio, favoriscano prevalentemente gli interessi venatori a discapito della tutela ambientale e della biodiversità.
L’ordine del giorno richiama inoltre alcuni dati dell’Osservatorio Vittime della Caccia, secondo cui nella stagione venatoria 2024-2025 si sono registrati in Italia 21 morti e 37 feriti riconducibili all’uso di armi da caccia. Vengono inoltre citate indagini Eurispes che indicano come oltre tre cittadini su quattro si dichiarino contrari all’attività venatoria, mentre i cacciatori rappresenterebbero meno dell’1% della popolazione italiana.
Nel documento trovano spazio anche i rilievi formulati dalla Commissione europea, che avrebbe manifestato preoccupazioni sulla compatibilità del disegno di legge con la normativa comunitaria in materia di tutela degli habitat naturali e degli uccelli selvatici, evidenziando il rischio di possibili violazioni delle direttive europee.
Con l’ordine del giorno il Consiglio comunale esprime quindi “viva preoccupazione” per l’impianto complessivo della riforma e chiede al Governo e al Parlamento di riconsiderare il testo. La Giunta viene inoltre impegnata a trasmettere il documento alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.


















