Dalla lotta alla ‘ndrangheta al valor civile: Feola, una carriera tra coraggio e legalità

MANTOVA – Dalla lotta alla criminalità organizzata nelle zone più difficili della Calabria alle delicate attività investigative condotte al fianco del Ros, senza dimenticare quel gesto eroico che gli consentì di salvare un anziano dalle fiamme e che gli valse la medaglia di bronzo al valor civile. È una carriera costruita sul campo, tra responsabilità, coraggio e senso dello Stato, quella del tenente colonnello Giorgio Feola, comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Mantova, tra i dodici insigniti delle onorificenze al Merito della Repubblica consegnate ieri in Prefettura nell’ambito delle celebrazioni del 2 Giugno.
Una carriera la sua costellata di importanti incarichi operativi, riconoscimenti e risultati investigativi conseguiti in alcuni dei contesti più complessi del Paese.

Arruolato nell’Arma dei Carabinieri nel novembre 1990 come Carabiniere Ausiliario, Feola ha frequentato il corso biennale per sottufficiali prestando servizio a Catania, Bolzano, Cavalese e Bologna. Vincitore del concorso interno per Ufficiali, ha successivamente comandato la Tenenza Carabinieri di Cassano allo Ionio, la 1ª Compagnia del 4° Battaglione Carabinieri “Veneto” di Venezia-Mestre, la Compagnia di Copparo e il Nucleo Informativo del Reparto Operativo di Trieste. Dal settembre 2024 guida il Reparto Operativo del Comando Provinciale di Mantova. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui la medaglia d’oro di lungo comando, la croce d’oro con torre per anzianità di servizio nell’Arma dei Carabinieri, la medaglia Mauriziana, la medaglia Nato per la missione in Kosovo e diversi encomi per importanti operazioni di servizio. È inoltre Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tra i riconoscimenti più significativi figura la medaglia di bronzo al valor civile concessa dal Ministro dell’Interno con la seguente motivazione: «Con generoso slancio e cosciente sprezzo del pericolo, unitamente ad altro militare, non esitava ad entrare in un’abitazione interessata da un violento incendio e satura di fumo, riuscendo a trarre in salvo un anziano non deambulante ed a disattivare una bombola di gas. Chiaro esempio di alto senso del dovere e di elette virtù civiche».

Tenente colonnello Feola ha mai avuto paura durante l’espletamento del suo servizio?
Mai. Tanta incoscienza sicuramente si, ma paura mai. Ho sempre affrontato qualsiasi situazione, anche prendendomi grosse responsabilità e tutelando sempre i miei collaboratori. Posso dire che io sono e sarò sempre in prima linea, e dietro di me ci sono e ci saranno i miei collaboratori.

A proposito dei collaboratori. Qual è la qualità più importante che cerca in un Carabiniere?
Sicuramente la sincerità e l’onestà.

Ricorda una situazione di particolare pericolo vissuta?
Ne ho vissute molte, specie quando lavoravo in Calabria in una zona ad alta densità criminale. Ricordo un episodio verificatosi nel 2006. In una intercettazione telefonica, un esponente della criminalità organizzata chiese al capo mandamento il permesso di uccidere l’allora tenente Feola. Il capo della ‘ndrina locale rispose che sarebbe stata una follia, perché, se avessero ucciso un carabiniere, sul territorio sarebbero arrivati ancora più carabinieri. Ricordo che venni convocato dal mio comandante provinciale che, vista la situazione di pericolo, mi chiese se volessi essere trasferito per tutelare la mia incolumità fisica. Risposi con un secco no. Il mio trasferimento sarebbe stato letto come una sconfitta dello Stato. E lo Stato non arretra, lo Stato non ha paura.

“Lo Stato non arretra”. Che cosa significa concretamente rappresentare lo Stato nei territori più difficili?
Rappresentare lo Stato e’ un onere e un onore. In certe zone d’Italia dove avverti che lo Stato non è forte, beh è qui che nasce la sfida. Ristabilire l’ordine sul territorio, far capire anche a chi non ci crede che lo Stato c’è e si vede. Una sfida che deve essere percorsa forte del giuramento prestato.

Ci racconta un’operazione di servizio da lei condotta?
Per anni ho lavorato in Calabria a stretto contatto con il Ros Carabinieri. Ci fu l’operazione “Omnia” nel 2007 nella zona della Sibaritide (CS). Quell’indagine è stata condotta interamente nel tirritorio in cui lavoravo, e tutte le 66 persone arrestate quella notte erano da me conosciute ed attenzionate. La soddisfazione più grande fu partecipare al processo nell’aula bunker del Tribunale di Castrovillari, seduto vicino al Pubblico Ministero della Dda di Catanzaro, il dottor Vincenzo Luberto. Alla lettura della sentenza, tutti furono condannati anche con pene severe. Al termine della lettura della sentenza abbracciai il Pm e gli investigatori del Ros con i quali avevo lavorato giorno e notte. Fu una grandissima soddistazione. Una vittoria e una sfida personale. La vittoria dello Stato.

Se potesse incontrare oggi il giovane Giorgio Feola che iniziava la carriera nell’Arma, cosa gli direbbe?
Gli direi di continuare e andare avanti. Mai avere paura. Mai farsi intimorire. Rispettare la legge e rappresentare i valori dello Stato italiano debbono essere alla base di tutto.

Vedo che è stato insignito di un’alta onorificenza, la medaglia di bronzo al valor civile. Ci racconta cosa è successo?
Mi trovavo negli uffici della Tenenza Carabinieri di Cassano allo Ionio (CS) quando fui allertato da un mio collaboratore che mi avvisava che nella palazzina adiacente la caserma c’era un incendio. Di corsa uscii dalla caserma, notando al secondo piano dello stabile in fiamme che una persona anziana gridava aiuto. Senza pensarci due volte io e il mio collaboratore cercammo di salire le scale dell’edficio, ma dovemmo tornare indietro poichè sature di fumo. Il mio collaboratore prese una coperta dalla caserma e, grazie a questa tecnica, riuscimmo a farci strada nel fumo, raggiungendo l’anziano che era non deambulante. A fatica lo portammo all’esterno. Poi risalimmo nella casa dell’anziano, in quanto lui stesso ci disse che in cucina c’era una bombola del gas. Sempre grazie alla coperta, a fatica, riuscimmo a portare fuori dalle fiamme questa bombola che, se fosse scoppiata, avrebbe causato una strage. Sia io che il collega fummo portati in ospedale a causa dei fumi inalati, ma rifiutammo il ricovero.

Ieri invece, in occasione del 2 giugno, ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica Italiana. A chi dedica questo traguardo?
Dedico questa importante riconoscimento ai miei genitori che mi assistono e mi guidano da lassù. Mio padre, già luogotenente dell’Arma, sarebbe stato contentissimo e onorato nel vedere il proprio figlio con il grado di tenente colonnello e insignito di questa alta onorificenza.

Una carriera dunque costellata di importanti riconoscimenti, ma c’è un complimento o un ringraziamento che porta maggiormente nel cuore?
Porto nel cuore il grazie di semplici cittadini che ho aiutato nel momento del bisogno. Il loro grazie vale più di una medaglia. Ed andare a letto sapendo di aver fatto bene il proprio dovere ….beh non ha prezzo.