Il mantovano Cristiano Rosa ritrova negli abissi il transatlantico Minnetonka affondato nelle Grande Guerra

C’è anche una firma mantovana nella straordinaria scoperta avvenuta nelle profondità del Mediterraneo. È quella di Cristiano Rosa, esperto subacqueo mantovano che insieme al compagno di immersioni, l’esploratore siracusano Fabio Portella, ha individuato, identificato e documentato il relitto del Ss Minnetonka, grande piroscafo transatlantico britannico affondato durante la Prima guerra mondiale.
Un gigante lungo 183 metri, rimasto adagiato sul fondo del mare per oltre un secolo e ora ritrovato a 120 metri di profondità e 23 miglia a sud di Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano. Un’immersione impegnativa e una scoperta di grande fascino storico alla quale Rosa ha preso parte al fianco di Portella.

A 120 metri appare il gigante scomparso da oltre un secolo

Il relitto del Minnetonka giace nel Canale di Malta, appoggiato su un fondale fangoso e ancora in perfetto assetto di navigazione, con la prua orientata verso ovest. Le sue condizioni sono complessivamente buone, nonostante siano trascorsi più di cento anni dall’affondamento: la parte maggiormente danneggiata è quella vicina alla poppa. Suggestivo il racconto di Fabio Portella dell’istante in cui, insieme a Rosa, si è trovato davanti il grande piroscafo. «Il Minnetonka mi ha regalato emozioni fortissime», ha raccontato l’esploratore siracusano ricordando la discesa fino a 120 metri, quando sulla distesa di fango bianco è comparsa all’improvviso la sagoma del transatlantico, rimasto nascosto negli abissi per più di un secolo. I due subacquei sono arrivati sulla prua, dove è ancora ben riconoscibile un albero alto quasi 30 metri con la coffa e la campana. Poi la fase decisiva: quella dell’identificazione. I particolari osservati e documentati durante l’immersione hanno trovato corrispondenza nelle caratteristiche storiche della nave, permettendo di stabilire che quel relitto era proprio il Minnetonka.

Dai viaggi tra Londra e New York alla Grande guerra

La storia del piroscafo riporta ai primi anni del Novecento. Il Minnetonka fu costruito nei cantieri Harland & Wolff di Belfast per la Atlantic Transport Line e venne varato nel dicembre del 1901. Gli stessi cantieri che dieci anni più tardi avrebbero varato il Titanic. Con una stazza di 13.528 tonnellate, dal 1902 il transatlantico iniziò a percorrere la rotta tra Londra e New York, potendo accogliere fino a 250 passeggeri in prima classe. Tra coloro che salirono a bordo ci fu anche un nome entrato nella storia della letteratura mondiale: nel 1907 sul Minnetonka viaggiò lo scrittore Mark Twain.
La sua storia cambiò radicalmente con la Prima guerra mondiale. Nel 1915 la nave venne requisita dall’Ammiragliato britannico e trasformata in trasporto ausiliario armato. Sopravvisse a due attacchi di sommergibili tedeschi, ma il terzo le fu fatale. Il pomeriggio del 30 gennaio 1918, mentre navigava senza scorta da Port Said verso Marsiglia trasportando corrispondenza postale e dieci prigionieri di guerra, il Minnetonka venne silurato e affondato. Da allora il grande transatlantico era rimasto sul fondo del Mediterraneo.

Cristiano Rosa, esploratore e progettista al servizio
dell’archeologia subacquea

Per Cristiano Rosa la scoperta del Minnetonka rappresenta un nuovo capitolo di una lunga esperienza maturata nel mondo delle immersioni e degli scavi archeologici subacquei. Tecnico ortopedico e titolare insieme alla sorella Manuela di Ortopedia Lto e Ortopedia Rosa, è conosciuto in particolare per la progettazione e la realizzazione di attrezzature operative utilizzate direttamente sul fondale, strumenti studiati per supportare il lavoro degli archeologi e dei sommozzatori nelle attività di ricerca, scavo, pulizia e documentazione dei siti sommersi. Una competenza nella quale si incontrano esperienza subacquea, capacità tecnica e conoscenza delle esigenze concrete di chi opera a grandi profondità o in contesti archeologici particolarmente delicati. Tra le sue realizzazioni più significative c’è Scaavo – System Combined Autonomous Archaeological Vacuum Operating, un sistema autonomo di aspirazione progettato per intervenire sui fondali durante le operazioni di scavo e pulizia. Uno strumento pensato in particolare per siti archeologici e bellici sommersi, dove è necessario rimuovere sedimenti e materiali con precisione per permettere agli archeologi di lavorare e documentare ciò che emerge.