MANTOVA – Si è aperta con il suono antico della cornamusa la Messa della notte di Natale celebrata nella Concattedrale di Sant’Andrea. Il vescovo Marco Busca, insieme ai concelebranti, ha deposto la statua del Bambin Gesù davanti all’ottagono dando così inizio alla celebrazione.
Numerosi i fedeli presenti che, nonostante il maltempo, non hanno rinunciato a partecipare a quello che per la comunità mantovana rappresenta un momento di sospensione e di magia. La celebrazione notturna, accompagnata dai canti e dall’organo, si è confermata come un tempo di fede, vicinanza, aggregazione e profondo raccoglimento.
In un mondo segnato da conflitti, solitudine e paura, la nascita di Gesù si fa baluardo capace di squarciare il buio e di aprire i cuori alla speranza, anche di chi si sente smarrito. Il vescovo, nella sua omelia, ha riflettuto sulla fretta e sull’intensità di una vita che corre veloce e che spesso ostacola relazioni autentiche:
“Si può rallentare questa vita frenetica che spesso non ci permette di ascoltare gli altri, il nostro scopo è collaborare per la felicità altrui, di chiunque ci sia vicino. E’ l’esempio di Gesù che ci ha riscattato e insegnato l’amore per il prossimo, il suo è un amore oblativo, totalmente rivolto all’amore per gli altri”.
Con queste parole monsignor Busca ha invitato tutti, nella notte di Natale, a generare amore in ogni situazione della propria vita: nelle coppie, nelle relazioni amicali, con chiunque attraversi la nostra esistenza.
“Anche la pace nasce dall’amore, le aggressività diventano conflitti, odio tra le persone e i popoli e chi non si sente amato può diventare crudele. Anche con i nostri dolori e fallimenti, noi siamo cari a Dio che ci ama comunque, viviamo quindi con zelo la nostra vita, con fervore e amore verso Dio e il prossimo”.
Un messaggio chiaro e diretto, che ha esortato i fedeli a essere consapevoli dell’amore ricevuto e di quello che ciascuno è chiamato a donare agli altri. Come ha ricordato il vescovo Busca, è proprio in questo che risiede il senso profondo del Natale: tradurre la fede in gesti concreti, trasformando le azioni quotidiane in un riflesso dell’amore divino per l’umanità.
Elisabetta Romano














