L’ex Rsa I Melograni rinasce come hub socio-sanitario grazie a cinque cooperative

SAN GIORGIO BIGARELLO –  L’ex Rsa “I Melograni”, realizzata dieci anni fa e chiusa dopo l’esperienza di ospedale Covid, da anni inattiva, diventerà una struttura polifunzionale con la creazione di una rete integrata di servizi sociali e socio-sanitari grazie ad un’ampia rete di cooperative che si sono messe insieme per attivare il progetto “La scoperta degli arilli”.
Quest’anno sorgerà la start-up, nel 2028 partiranno i primi servizi che daranno il via ad un polo innovativo per la cura, l’inclusione e la continuità assistenziale, offrendo al contempo un’importante opportunità di recupero dell’immobile.
Il progetto è stato illustrato oggi nella sede di San Giorgio Bigarello in via Bachelet 22 dal presidente del consorzio Sol.Co. Mantova Paolo Galeotti, dalla presidente della cooperativa sociale Agorà Rachele Rafaele, dal presidente della cooperativa sociale Fior di Loto Michele Bertolini, dalla consigliera della cooperativa sociale Speranzasinergie Roberta Lorenzini e dal sindaco di San Giorgio Bigarello Davide Dal Bosco.
“Come enti partner del progetto – ha spiegato Galeotti – abbiamo unito le forze per dare vita ad un nuovo welfare di comunità. Spesso abbiamo incrociato le stesse storie in momenti diversi della vita: oggi abbiamo deciso di essere ancora più presenti e incisivi”. “Forti di un’esperienza pluridecennale nella fragilità complessa – ha aggiunto Rafaele -, ci poniamo l’obiettivo di garantire la continuità assistenziale lungo tutto l’arco della vita e trasformare una struttura dismessa in un hub polifunzionale generativo, oltre che offrire alla Pubblica Amministrazione un interlocutore unico, solido e competente capace di integrare sanità, assistenza, educazione e inserimento lavorativo. Gli arilli sono i chicchi del melograno. Ogni arillo ha un valore, l’insieme genera il melograno. Così, i partner del progetto mettono in relazione le persone, i servizi e i territori, costruendo valore condiviso”.
Gli attori del progetto sono cinque storiche cooperative mantovane: il consorzio Sol.Co. Mantova (che è stato il promotore), Agorà, Ippogrifo, Speranzasinergie e Fior di Loto. C’è anche la collaborazione con numerosi enti tra cui Asst, Ats e Abeo.
Il percorso tracciato prevede due tappe: prima l’acquisizione e poi il recupero dell’immobile e l’attivazione dei servizi. Il progetto è stato candidato dalla rete dei partner con capofila Agorà nel recente bando dei progetti Emblematici Maggiori di Fondazione Cariplo. Avrà una valenza sovracomunale ed andrà ad integrare i servizi residenziali, educativi, riabilitativi, ambulatoriali, i servizi legati all’abitare rivolti in particolare a persone con disabilità, fragilità complessa e non autosufficienza. L’obiettivo è anche quello di incrementare le opportunità per la presa in carico dell’intero arco della vita e migliorare l’accesso ai servizi del territorio già esistenti.
In particolare, sarà creata una residenza sanitaria disabili di transizione da 20 posti, un centro specialistico riabilitativo diurno per minori con fragilità e autismo in età evolutiva (circa 50 minori ogni anno), l’ampliamento di una Rsd (la Rsd “Il Posto delle Fragole”) con la specialistica da 26 a 40 posti con il rafforzamento della specializzazione per patologie neurodegenerative, neuromuscolari e rare e l’attivazione di un ambulatorio per il supporto domiciliare in collaborazione con i centri Nemo e NemoLab. La Rsd “Il Posto delle Fragole” ha sede attualmente in un immobile di proprietà di Asst di Mantova, opera da circa 20 anni ed è riferimento territoriale per l’accoglienza di persone portatrici di disabilità invalidante per traumi o per malattie degenerative. E’ una struttura in rete per la gestione di situazioni ad alta complessità.
Prevista anche l’attivazione di una unità pediatrica ad alta intensità con il consolidamento delle collaborazioni in rapporto ai servizi di cure palliative, lo sviluppo di 10 alloggi protetti per gli anziani e le persone con fragilità, la realizzazione di percorsi strutturati di inserimento socio-lavorativo integrati nei servizi di gestione della struttura (accoglienza, ristorazione, logistica) finalizzati a promuovere competenze, autonomia e inclusione attiva.
L’acquisto e la rifunzionalizzazione dell’immobile, che rimarrà privato, costerà 6,5 milioni di euro. Il contributo richiesto a Fondazione Cariplo è 1,5 milioni. L’edificio è di 3.600 metri quadrati suddivisi in tre piani.

Fiorenzo Cariola