Dopo le forti pressioni esercitate soprattutto da Germania e Italia, la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure che rivede in modo significativo la roadmap della transizione dell’auto. Bruxelles rinuncia infatti al divieto totale di vendita di auto nuove con motore a combustione interna dal 2035, fissando l’obiettivo di una riduzione delle emissioni di CO₂ del 90% rispetto ai livelli del 2021, anziché del 100%.
La modifica è contenuta nella revisione degli standard europei sulle emissioni di CO₂ e apre di fatto il mercato anche a modelli non completamente elettrici, come gli ibridi plug-in, i veicoli con range extender e le alimentazioni alternative, compreso l’idrogeno. Il restante 10% delle emissioni dovrà essere compensato dalle case automobilistiche attraverso l’utilizzo di acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione europea oppure mediante carburanti sostenibili, come e-fuel e biocarburanti avanzati non alimentari, derivati ad esempio da rifiuti agricoli o olio da cucina usato.
Nella proposta, che dovrà ora essere negoziata tra Parlamento europeo e Consiglio e ottenere il via libera dei governi dei 27 Stati membri, Bruxelles introduce anche un sistema di “crediti” volontari utilizzabili dai costruttori per compensare le emissioni residue, a determinate condizioni. Fino al 2034 sono inoltre previsti “supercrediti” per l’immissione sul mercato di piccole auto elettriche economiche prodotte nell’Ue, all’interno della nuova iniziativa “small affordable cars”, che comprende veicoli elettrici fino a 4,2 metri di lunghezza. Questo consentirà agli Stati membri e alle autorità locali di sviluppare incentivi mirati per stimolare la domanda di veicoli elettrici compatti di produzione europea. Il pacchetto introduce anche maggiore flessibilità per il rispetto dei target di riduzione delle emissioni nel triennio 2030-2032, estendendo le deroghe già previste tra il 2025 e il 2027 per evitare il pagamento di sanzioni. Viene inoltre rivisto l’obiettivo climatico per i furgoni, che dovranno ridurre le emissioni del 40% entro il 2030, e non più del 50%. Tra le misure figura anche un omnibus di semplificazione normativa, con un risparmio stimato in oltre 700 milioni di euro all’anno per l’industria, che interviene tra l’altro sui test del regolamento Euro 7 e prevede esenzioni per i furgoni elettrici dall’installazione di tachigrafi intelligenti e limitatori di velocità.
A completare il pacchetto è il piano “Battery Booster”, da 1,8 miliardi di euro, destinato ad accelerare lo sviluppo di una filiera europea delle batterie: 1,5 miliardi saranno messi a disposizione dei produttori di celle attraverso prestiti senza interessi già a partire dal prossimo anno. La svolta rappresenta una deviazione significativa rispetto alle politiche ambientaliste portate avanti dall’Ue negli ultimi sei anni ed è una risposta diretta alle preoccupazioni di grandi gruppi come Volkswagen e Stellantis.
Il contesto di mercato resta fortemente disomogeneo. Le vendite di veicoli elettrici sono concentrate nel Nord e nell’Ovest del continente, mentre Sud ed Est procedono molto più lentamente. La Norvegia, pur non essendo membro dell’Ue, ha raggiunto una quota del 94% di auto elettriche sulle vendite totali nei primi sette mesi del 2025, grazie a massicci investimenti pubblici e infrastrutturali. All’estremo opposto la Croazia, ferma all’1%. Nell’Unione europea, nello stesso periodo, la diffusione dei veicoli elettrici si colloca tra il 5% – quota dell’Italia – e il 10%.














