Mantova, l’Anmic ai candidati sindaci: “Un tavolo permanente e sportelli comunali per la disabilità”

La sede Anmic a mantova in piazza Bazzani

MANTOVA -«Gli invalidi non sono un problema. Sono una responsabilità collettiva». Parte da qui l’appello di Maurizio Santisi, medico dell’Anmic, (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili) coordinatore dei medici dell’Associazione a Mantova e componente delle Commissioni Invalidi Civili e della Commissione Sordi in rappresentanza dell’Ens Mantova. Un intervento che dà voce a migliaia di cittadini fragili che, troppo spesso, restano ai margini del dibattito pubblico. Santisi riconosce a Mantova di essere una città civile, colta e solidale, ma avverte: la disabilità, soprattutto nelle sue forme più complesse e meno visibili, continua a essere poco compresa, sottovalutata e talvolta ignorata. «Ci concentriamo sempre sugli stessi temi, come barriere architettoniche, parcheggi e rampe. Tutto giusto – sottolinea – ma la disabilità non è solo una questione di gradini».

Nel suo intervento, il medico richiama l’attenzione sulle tante forme di fragilità che restano “invisibili”: il dolore cronico, come quello legato alla fibromialgia; la sofferenza psichica, spesso stigmatizzata e ridotta a un semplice “problema sociale”; le disabilità derivanti dal lavoro, che si scontrano quotidianamente con burocrazia e rigidità dell’Inail; la sordità, che «non è silenzio, ma una lingua diversa che chiede rispetto». Secondo Santisi, a distanza di anni dalla riforma Basaglia, la malattia mentale è stata sì liberata dagli ospedali, ma non sempre accolta davvero nella società. I malati di fibromialgia continuano a lottare per il riconoscimento della loro patologia, mentre gli invalidi del lavoro, evidenzia, «devono difendersi come se fossero sospetti, non vittime». Nel suo intervento, il medico individua anche alcune criticità del sistema: una scarsa attenzione politica verso le disabilità “invisibili”; servizi frammentati e percorsi poco chiari per chi ha bisogno di aiuto; una carenza di ascolto strutturato delle associazioni che operano sul territorio; una tutela ancora insufficiente degli invalidi del lavoro; l’isolamento sociale di chi soffre di disturbi psichici o di dolore cronico.

Ma accanto alla denuncia, Santisi avanza proposte concrete. «Non servono miracoli, servono scelte», afferma. Tra le priorità indicate: l’istituzione di un Tavolo Permanente sulla Disabilità che coinvolga Comune, Asst, associazioni e rappresentanti degli invalidi; l’attivazione di sportelli comunali dedicati alle fragilità complesse; progetti di inclusione reale, non solo simbolica; una difesa attiva degli invalidi del lavoro contro pratiche ritenute ingiuste; campagne di informazione e sensibilizzazione sulla disabilità invisibile. Al centro dell’appello c’è una visione precisa di comunità: «Una città è veramente civile quando non lascia indietro chi fatica di più, quando la fragilità non è vista come un peso ma come una responsabilità condivisa, quando i diritti non sono concessioni ma garanzie». Invalidi civili, sordi, persone con disturbi psichici, fibromialgici e invalidi del lavoro, ribadisce Santisi, «non chiedono privilegi, ma rispetto, ascolto e dignità». Il documento si chiude con quello che il medico definisce un vero e proprio “manifesto”: politiche inclusive, servizi accessibili, diritti tutelati, persone ascoltate. «Non slogan, non promesse elettorali, ma azioni», è l’invito. «Mantova può essere un modello – conclude – ma solo se la politica sceglie di guardare negli occhi i suoi cittadini più fragili».