MANTOVA – Una cena di Natale tra colleghi, una relazione extraconiugale svelata davanti a tutti e, a distanza di anni, una sentenza che impone la restituzione di un appartamento del valore di 250mila euro. È una vicenda di tradimenti e conseguenze giudiziarie quella che ha coinvolto un’infermiera e il marito medico, entrambi impiegati in una casa di cura del Mantovano. Il Tribunale civile di Verona ha infatti disposto la revoca della donazione di un immobile che l’uomo aveva fatto alla moglie, riconoscendo gli estremi della «grave ingiuria» nei suoi confronti.
A ricostruire la vicenda è il Corriere della Sera. Tutto ha avuto inizio nel dicembre 2018, durante una cena organizzata per le festività natalizie da un gruppo di medici e infermieri della struttura sanitaria. Nel corso della serata, la moglie di uno dei medici presenti si era improvvisamente alzata, accusando pubblicamente un’infermiera di intrattenere una relazione sentimentale con suo marito. Quest’ultimo era collega sia della donna sia del marito di lei, anch’egli medico nella stessa struttura.
Il marito dell’infermiera, assente alla cena, sarebbe rimasto all’oscuro dell’accaduto per oltre tre anni. Soltanto all’inizio del 2022 aveva scoperto quanto successo e le relazioni extraconiugali della moglie, decidendo di avviare le pratiche per il divorzio. Non solo: l’uomo aveva anche intrapreso un’azione legale per ottenere la restituzione di un appartamento del valore di circa 250mila euro, che aveva donato alla consorte con un atto notarile nel 2021, quando ancora ignorava i tradimenti.
Nel corso del procedimento, nel 2025, l’infermiera ha ammesso di aver avuto almeno tre relazioni extraconiugali. Tra le testimonianze raccolte anche quella del collega coinvolto nella relazione emersa durante la cena natalizia. L’uomo ha raccontato come il rapporto professionale si fosse progressivamente trasformato prima in amicizia e successivamente in una relazione sentimentale, proseguita fino al dicembre 2018.
Le vicende private avevano finito per avere pesanti ripercussioni anche nell’ambiente lavorativo. Le relazioni, infatti, coinvolgevano colleghi del marito e la situazione era diventata di dominio pubblico all’interno della struttura sanitaria. La stessa infermiera, durante un’udienza, ha spiegato che il clima si era fatto insostenibile, tanto da spingerla a lasciare il lavoro nel marzo 2019. Successivamente anche il marito aveva cambiato occupazione.
Il nodo centrale della causa riguardava però la possibilità di revocare la donazione dell’immobile. Il semplice tradimento coniugale, infatti, non sarebbe stato sufficiente. Il legale del medico ha sostenuto che le modalità con cui si erano consumate le relazioni, tutte nell’ambiente professionale condiviso con il marito, avessero determinato un’offesa particolarmente grave al suo onore, al decoro e alla dignità personale.
Una tesi accolta dalla giudice del Tribunale civile di Verona, che ha riconosciuto la «grave ingiuria» nei confronti del donante, disponendo la revoca della donazione dell’appartamento. Per l’infermiera è arrivata inoltre la condanna al pagamento di circa 15mila euro di spese processuali. Una vicenda privata, diventata prima argomento di discussione tra colleghi e poi oggetto di una battaglia giudiziaria, conclusa con conseguenze economiche particolarmente rilevanti.


















