Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia su un maxi traffico internazionale di cocaina arrivano anche nel Mantovano. Tra le sei province interessate dal blitz scattato nella notte tra lunedì e martedì figura infatti anche Mantova, dove i Carabinieri hanno partecipato all’esecuzione di dodici misure cautelari e delle perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta che ha portato a dodici arresti e che coinvolge complessivamente venticinque persone.
L’operazione, coordinata dalla Procura di Brescia, ha visto impegnati i militari del Nucleo Investigativo di Brescia insieme ai reparti territoriali di Brescia, Bergamo, Ancona, Brindisi, Grosseto e Mantova. Dodici persone sono state raggiunte da misure cautelari tra carcere e arresti domiciliari, mentre altre tredici sono state sottoposte a perquisizione con l’accusa, a vario titolo, di detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio. L’inchiesta, avviata nell’ottobre del 2023 dopo l’arresto di un cittadino albanese, ha consentito agli investigatori di ricostruire l’attività di un presunto sodalizio composto da cittadini italiani e albanesi con base logistica a Rovato, nel Bresciano. Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo sarebbe stato in grado di rifornire il mercato della cocaina non solo nelle province di Brescia e Bergamo, ma anche in altri territori del Nord Italia e lungo la dorsale adriatica, in particolare nelle Marche e in Puglia.
Proprio nell’ambito di questa rete di contatti e canali di approvvigionamento, gli accertamenti investigativi hanno toccato anche il territorio mantovano. Tra gli indagati figura infatti un uomo di 39 anni residente a Piadena Drizzona, noto tra il Casalasco e il Viadanese, indicato dagli investigatori come il basista per lo spaccio nell’Oglio Po. Indagato anche un 27enne di Rodigo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe utilizzato una pizzeria dell’hinterland bresciano, a Rovato, come copertura per il traffico all’ingrosso di droga. La cocaina sarebbe stata movimentata in quantitativi di diversi chilogrammi e trasportata anche attraverso veicoli dotati di doppi fondi appositamente realizzati per occultare lo stupefacente. Alcuni pusher, inoltre, sarebbero stati reclutati tra cittadini albanesi entrati in Italia con permessi di soggiorno turistici.


















