Po già in sofferenza, livelli bassi da Borgoforte a Revere: preoccupano agricoltura e navigazione

Il fiume questa mattina nei pressi di San Benedetto Po

MANTOVA – Manca ancora una settimana a fine giugno ma il Po mostra già i segni della sofferenza idrica e anche nel Mantovano i livelli del grande fiume si stanno facendo sempre più bassi.
Alle 12.30 di oggi il livello idrometrico registrato (dati Aipo) a Borgoforte era di -3,57 metri, mentre a San Siro di San Benedetto si attestava a -1,10 metri. A Revere il dato rilevato alle 5.30 del mattino indicava invece -2,26 metri. Numeri che confermano una situazione di magra diffusa lungo l’intera asta del fiume, in un contesto caratterizzato da temperature elevate e precipitazioni sempre più scarse.
Secondo l’Autorità di bacino e Aipo, le condizioni del Po sono attualmente classificate come siccità moderata lungo gran parte del corso del fiume, con punte di siccità severa in alcune aree del Cremonese. Proprio a Cremona il livello del fiume si avvicina ai valori registrati durante la drammatica estate del 2022, anno passato alla storia come uno dei più critici per la disponibilità idrica, ma anche a Boretto, sulla sponda opposta a quella viadanese, la navigazione è stata sconsigliata a causa dei bassissimi fondali: in alcuni punti l’acqua raggiunge appena i 50 centimetri di profondità. Nonostante ciò, al momento dal Consorzio Terre dei Gonzaga in Destra Po, non segnalano criticità di approvvigionamento per gli agricoltori. Il Consorzio è dovuto però intervenire per dragare il fiume davanti ai proprio impianti per far fronte al fenomeno dell’insabbiamento. 

Per quanto riguarda il Po nel suo intero bacino, a preoccupare non è soltanto l’abbassamento dei livelli idrometrici, ma soprattutto il rapido calo delle portate. Nel giro di pochi giorni, infatti, la quantità d’acqua che raggiunge la foce è diminuita drasticamente. A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, punto di riferimento per il monitoraggio, si è passati da oltre 1.000 metri cubi al secondo a circa 300 metri cubi al secondo, una soglia che rende più difficile contrastare la risalita del cuneo salino nel Delta del Po.

La situazione appare paradossale. Nonostante nei grandi laghi prealpini e negli invasi montani siano ancora presenti consistenti riserve idriche, gran parte dell’acqua viene intercettata lungo il percorso per soddisfare le esigenze irrigue delle campagne. Il risultato è che il livello del fiume si abbassa progressivamente proprio nel momento in cui il caldo aumenta l’evaporazione e accresce il fabbisogno d’acqua delle colture. L’allarme riguarda da vicino anche il sistema agricolo della Pianura Padana, cuore dell’agroalimentare italiano. Nel bacino del Po si concentra infatti una quota rilevante della produzione nazionale di mais, pomodoro da industria e riso, oltre a gran parte degli allevamenti bovini e suinicoli da cui nascono eccellenze come Parmigiano Reggiano, Grana Padano e numerosi salumi Dop. Le prime difficoltà si stanno già manifestando in diverse aree del Nord Italia. In alcuni territori gli impianti che prelevano acqua direttamente dal Po iniziano a lavorare con maggiori criticità, mentre le irrigazioni del mais sono partite con settimane di anticipo rispetto alla norma. Una situazione che comporta anche un aumento dei costi per le aziende agricole, costrette a utilizzare più a lungo pompe e impianti alimentati a gasolio.
Per Legambiente Lombardia la crisi attuale dimostra la necessità di ripensare il modello agricolo della Pianura Padana, adattandolo a una disponibilità idrica sempre più incerta a causa dei cambiamenti climatici. Sul fronte agricolo, invece, Coldiretti rilancia la richiesta di un piano nazionale degli invasi che consenta di raccogliere e conservare l’acqua piovana durante i periodi più favorevoli, aumentando le riserve disponibili nei mesi estivi.