La gestione attenta delle riserve idriche ha consentito di salvare i primi raccolti, ma la siccità continua a mettere sotto pressione l’agricoltura lombarda. Le maggiori preoccupazioni riguardano ora le produzioni risicole della parte occidentale della regione, fortemente dipendenti dagli apporti provenienti dal lago Maggiore e dal Piemonte.
A fine luglio, nonostante un deficit idrico stimato intorno al 50 per cento, in Lombardia è stato distribuito il 30 per cento di acqua in più rispetto allo stesso periodo del 2022, l’anno della grande siccità. Un risultato ottenuto grazie al coordinamento del tavolo regionale, al monitoraggio continuo e a un utilizzo parsimonioso della risorsa. La situazione resta tuttavia difficile e le prossime settimane saranno decisive soprattutto per il riso.
Il tema è stato al centro del confronto convocato il 28 luglio in Regione Lombardia dagli assessori Massimo Sertori, Alessandro Beduschi e Giorgio Maione. «Con questa gestione parsimoniosa della poca risorsa disponibile siamo riusciti a raggiungere il primo raccolto – ha spiegato Sertori –. Restano criticità per la coltivazione del riso, che dipendono molto dall’acqua proveniente dal lago Maggiore, oggi in forte sofferenza, e dal Piemonte».
Per cercare di limitare i danni alle risaie, la Regione ha chiesto un ulteriore sostegno alla Svizzera, dove si trovano centrali idroelettriche a monte dei bacini, e ai concessionari italiani, con particolare riferimento a Enel. Parallelamente è stato raggiunto un nuovo accordo con i concessionari lombardi dei bacini dell’Adda e dell’Oglio, considerato fondamentale per arrivare alla conclusione della stagione irrigua. Intese sono state definite anche per il lago d’Idro, mentre resta aperto il confronto con Terna per garantire acqua al bacino del Chiese.
Le prospettive per agosto, però, non sono incoraggianti. «Arriveremo ai primi giorni del mese, poi la stagione irrigua si fermerà – ha avvertito Beduschi –. Abbiamo salvato i primi raccolti, ma ora le preoccupazioni sono concentrate sulle aree risicole dell’ovest della Lombardia, dove indirizzeremo tutti gli sforzi». Secondo l’assessore, raggiungere settembre continuando a irrigare appare di fatto impossibile, mentre i secondi raccolti diventano sempre più difficili da programmare.
La crisi impone quindi anche una revisione delle scelte agricole e delle tecniche utilizzate. Regione Lombardia chiede di raffinare i metodi irrigui e di ridurre le pratiche che comportano un eccessivo consumo d’acqua. Il problema, infatti, non viene più considerato un’emergenza occasionale, ma una condizione strutturale con cui il settore dovrà confrontarsi.
«Occorre migliorare il sistema irriguo con interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria – ha concluso Sertori – ma anche il mondo agricolo deve riflettere sulle colture e sulle semine, perché le condizioni sono ormai diverse rispetto al passato». Maione ha infine richiamato la strategia regionale di adattamento al cambiamento climatico, definendo la situazione grave ma ancora affrontabile grazie alla collaborazione tra istituzioni, agricoltori e gestori della risorsa.

















