MANTOVA – Mentre l’Italia affronta un’altra estate segnata da caldo estremo, siccità e risorse idriche sempre più preziose, Mantova può guardare con soddisfazione ai numeri della propria rete idrica. Il capoluogo virgiliano è infatti tra le città italiane che disperdono meno acqua potabile, dimostrando come investimenti, manutenzione e gestione efficiente possano fare la differenza proprio nel momento in cui l’acqua sta diventando uno dei beni più strategici del futuro.
I dati, elaborati dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre su base Istat, fotografano una situazione che presenta due facce molto diverse. Da una parte c’è un Paese che continua a perdere quasi metà dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione; dall’altra territori che rappresentano esempi virtuosi, tra i quali spiccano proprio Mantova e gran parte della Lombardia. Il tutto mentre l’emergenza siccità continua a interessare ampie aree del Nord Italia e il Distretto del Po rimane sotto costante monitoraggio per la disponibilità della risorsa idrica.
Mantova tra i capoluoghi più virtuosi del Paese
Nel dettaglio, a Mantova le perdite della rete idrica si fermano al 19,5%. Significa che ogni giorno vengono dispersi 57 litri d’acqua per abitante sui 292 litri immessi nella rete. Un dato che colloca il capoluogo virgiliano al 95° posto su 109 capoluoghi, vale a dire tra quelli con le dispersioni più contenute dell’intero Paese. Un risultato che assume ancora più valore se confrontato con la media italiana. A livello nazionale, infatti, la dispersione raggiunge il 42,4%, più del doppio rispetto a Mantova. Tradotto in numeri significa che ogni italiano “perde” inconsapevolmente 157 litri d’acqua al giorno, per un totale di quasi 3,9 miliardi di metri cubi dispersi in un anno.
Uno spreco che, secondo la CGIA, ha un valore economico di 9,8 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate ad altri investimenti anziché disperdersi letteralmente nel sottosuolo.
Anche osservando la classifica dei capoluoghi emerge come il Nord, e in particolare la Lombardia, rappresenti una delle aree più efficienti del Paese. Como è addirittura la città italiana con la rete migliore, dove le perdite si fermano al 9,2%. Seguono Pavia con il 9,4%, Monza con l’11%, Milano con il 13,4%, Pordenone con il 12,1% e Lecce con il 12%. Mantova, con il suo 19,5%, si inserisce comunque tra le città più virtuose, nettamente al di sotto della media nazionale dei capoluoghi, pari al 35,2%. Il confronto con le realtà più in difficoltà è impressionante. A Potenza si perde il 71% dell’acqua immessa nella rete, a Chieti il 70,4%, all’Aquila il 68,9%, a Latina il 67,7% e a Cosenza il 66,5%. In pratica, in queste città oltre due litri su tre non arrivano mai ai rubinetti di cittadini e imprese.
Dalla Lombardia un esempio di buona gestione dell’acqua
Anche la graduatoria regionale conferma il buon livello della Lombardia. Con una dispersione media del 31,8%, la regione è la terza più virtuosa d’Italia, preceduta soltanto da Emilia-Romagna (29,7%) e Valle d’Aosta (29,8%). Ben diversa la situazione del Mezzogiorno, dove la Basilicata perde il 65,5% dell’acqua distribuita, seguita da Abruzzo (62,5%), Molise (53,9%), Sardegna (52,8%) e Sicilia (51,6%). Il dato lombardo è ancora più significativo se si considera la forte presenza di attività produttive, industrie e agricoltura intensiva, tutti settori che richiedono grandi quantità di acqua. La Lombardia, inoltre, è la terza regione italiana per volume assoluto di acqua dispersa, con oltre 505 milioni di metri cubi e un valore economico stimato di circa un miliardo di euro. Un dato elevato in termini assoluti, dovuto soprattutto alle dimensioni della regione e alla quantità d’acqua distribuita, ma che non smentisce l’efficienza della rete se rapportata ai volumi complessivi.
L’Italia preleva più acqua d’Europa, ma ne disperde quasi la metà
Lo studio della CGIA propone anche una riflessione più ampia. L’Italia continua infatti a essere il Paese europeo con il maggiore prelievo di acqua: 36,5 miliardi di metri cubi ogni anno. Quasi la metà viene destinata all’agricoltura, il 23% agli usi civili, il 18% all’industria e il restante 10% alla produzione di energia elettrica. Siamo quindi uno dei Paesi che utilizzano più acqua in Europa, ma allo stesso tempo continuiamo a sprecarne una quota enorme prima ancora che raggiunga famiglie e imprese.
Le cause sono ormai note: tubazioni vecchie, infrastrutture realizzate decenni fa, rotture delle condotte, manutenzioni insufficienti, errori di misurazione e perfino allacci abusivi. Problemi che si trascinano da anni e che diventano ancora più evidenti quando il clima presenta il conto con periodi prolungati di siccità e temperature sempre più elevate. Il paradosso è evidente. Da una parte si chiedono ai cittadini comportamenti sempre più virtuosi, limitando gli sprechi domestici e invitandoli a utilizzare l’acqua con parsimonia; dall’altra, una parte consistente della risorsa continua a disperdersi lungo il tragitto tra gli acquedotti e le abitazioni. Per la CGIA la strada da seguire è chiara: accelerare il rinnovo delle reti idriche, realizzare nuovi invasi e sistemi di accumulo, recuperare una quota molto maggiore dell’acqua piovana – oggi ferma intorno al 10% – e investire nelle infrastrutture. Interventi che non rappresentano più soltanto una scelta ambientale, ma anche economica, considerando che la scarsità d’acqua rischia di rallentare agricoltura, industria e turismo.
















